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7 libri da regalare

Ti stai domandando che regali fare a Natale? A Natale l’umanità si divide automaticamente in due categorie: quelli che, avvolti dallo spirito natalizio tutto luci e Jingle Bells, hanno la lista dei regali pronta da fine agosto, e quelli che, invece, potendo inventare un teletrasporto temporale si farebbero catapultare direttamente al 2 gennaio. Per tutti urge comunque trovare una soluzione ai regali, magari una soluzione economica e possibilmente densa di significato, che lasci spazio all’immaginazione e alle parole, senza doverle per forza trovare.

Un buon libro è sempre il regalo giusto per ogni mood, e può anche diventare un ottimo messaggio più o meno subliminale. Ecco la nostra lista dei libri da regalare a Natale.

Prezzo: EUR 16,15
Da: EUR 19,00

Divorziare con stile l’ultimo libro dello scrittore napoletano Diego De Silva, ci restituisce l’autoironico avvocato Vincenzo Malinconico, personaggio di brillante sagacia che avevamo già apprezzato nei suoi precedenti Non avevo capito niente, Mia suocera beve e Sono contrario alle emozioni.

Ritroviamo il personaggio più celebre di De Silva: un avvocato sempre più insofferente al mestiere e verso la fauna travestita dei colleghi che frequentano il tribunale. In quest’ultimo Divorziare con stile lo sferzante Malinconico diventa il difensore della moglie di un avvocato ricco e potente, accusata di tradimento virtuale. Ma Malinconico mantiene la schiena dritta, anche di fronte ad un allettante tentativo di corruzione. Vincenzo Malinconico è l’unico personaggio della narrativa contemporanea con il quale poterci sentire compresi e a nostro agio pure nei doppi avvitamenti carpiati che da paranoici sentimentali elaboriamo:

D’accordo è un mio limite, e non ditemi che dovrei superarlo perché già lo so e non è che sentirmelo ripetere mi aiuti. In amore io non mi rilasso mai, sono sempre in tensione. Ho paura di rovinarlo, di fare una cazzata che lo danneggi in modo irreparabile, di svegliarmi e di non trovarlo più, di scoprire che non c’è mai stato. E sono cronicamente stanco del rapporto di coppia, del conflitto di fondo che lo avvelena e lo svelena finché non lo immunizza e lo sopprime (perché non c’è amore senza conflitto: palle, che l’amore è pace, l’amore al massimo è tregua).

 

 

Prezzo: EUR 15,30
Da: EUR 18,00

-La vegetariana di Han Kang, il titolo è solo la metafora di una profonda metamorfosi esistenziale della protagonista. Romanzo di raffinata profondità, La Vegetariana dà voce, attraverso la metafora del cibo, alle ferite più intime e nascoste di Yeog-Hye. La protagonista riveste il ruolo di una giovane moglie perfetta e devota fino a quando un terribile sogno la scuote nell’intimo e tutto comincia a cambiare nella sua vita. In una lontana Soul, Yong-Hye diventa vegetariana dopo aver sognato una lunga canna di bambù da cui pendono infinite quantità di carne ancora sanguinanti. Il sangue della carne la imbratta ovunque e lei percepisce come un senso di soffocamento. Quando si risveglia provvede a buttare via dal suo frigorifero tutta la carne accumulata, davanti allo sguardo incredulo del marito. Da qui in poi inizia il suo percorso interiore di rivelazione. Ricordando gli abusi ricevuti dal padre da piccola, rimuove progressivamente l’identità di donna “oggetto” nella quale sente di essere stata ingabbiata per anni. La vegetariana è senz’altro un libro ispirato e di ispirazione per chi crede nella resilienza e nella capacità di rinascere.

 

 

 

Il bello dei grandi classici è che non deludono mai. Ed eccone una selezione per voi:

Memoria delle mie puttane tristi di Gabriel Garcia Marquez,

Questo piccolo romanzo del premio Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez (Cento anni di solitudine è il suo romanzo più celebre), racconta la poesia di un uomo che a 90 anni vive “forse” il suo primo amore.

Il protagonista è un giornalista consumato, che per il proprio compleanno vuole regalarsi una notte d’amore con una donna giovanissima e ancora vergine. L’uomo non ha mai vissuto una storia d’amore, tutte le donne della sua vita sono andate con lui a pagamento, per tutta la vita si è sempre preservato dal “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Adesso, a 90 anni, il suo desiderio è riacciuffare “sospiri di giovinezza”, ma si ritrova a trascorrere una notte dopo l’altra a guardare questa giovane donna dormire. Nel bordello in cui si incontrano, sguardi e parole lasceranno il posto a un sentimento profondo e sconosciuto per il protagonista. In Memoria delle mie puttane tristi chiunque può ritrovare i propri pensieri interrotti, le parole mai dette, gli incontri mancati, le incongruenze e, forse, quell’ultima speranza dell’amore, che può aspettarci anche fino all’ultimo giorno e nonostante noi.

(…) Allora spensi la luce con l’ultimo fiato, allacciai le mie dita alle sue per portarla con me per mano e contai i dodici rintocchi della mezzanotte con le mie dodici lacrime finali (…) 

 

Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski: se c’è uno scrittore del Novecento con il quale non vi annoierete mai è sicuramente lui. Bukowski è uno di quegli autori che ti immagini seduto nella sua spoglia stanza a battere furiosamente sui tasti della macchina da scrivere, con una sigaretta quasi consumata stretta tra le labbra e una quantità di mozziconi ancora fumanti dentro il posacenere. È stato un autore brillante e di irresistibile ironia, come tutti i titoli – dissacranti – delle sue opere. Storie di ordinari follia è una raccolta di racconti scritta nel 1976, quando l’autore era un cinquantenne senza una lira in tasca. Qualche divorzio alle spalle, e una grafomania incontinente senza velleità che quasi inconsapevolmente ne ha fatto lo scrittore che ricordiamo.

In Bukowski si respira la strada, i bassifondi, la miseria di una qualsiasi metropoli. Per questa sua visione sempre molto cruda della realtà, Bukowski viene immaginato come il “barbone” della letteratura. Eppure, il suo dissacrante piglio narrativo spesso lascia il posto a stracci di poesia malinconica e sentimentale di rara bellezza:

Perché la gente cerca di darci contro? È perché sono infelici e la gente infelice ha voglia di sfasciare le cose. Non ci sono persone felici? Perché? Perché si vergognano e hanno paura di confessare che non sono felici”.

 

Italo Calvino, “Il barone rampante”

Ambientato in un paesino immaginario della riviera ligure, Ombrosa, è la storia di un giovane barone, Cosimo Piovasco di Rondò, primogenito di una famiglia nobile “momentaneamente” decaduta. Cosimo, dopo un litigio con il padre a 12 anni, salirà sugli alberi del giardino di casa e non scenderà mai più.

La vita di Cosimo si svolgerà sempre sugli alberi, prima nel giardino di famiglia e dopo nei boschi del circondario. Una vita rincorsa, di protesta e “sospesa” in cui anche l’amore troverà la sua dimensione interrotta, fatta di litigi, fughe, equivoci e parole non dette.

 «E lei: Tu credi che l’amore sia dedizione assoluta, rinuncia di sé.
Era lì sul prato, bella come mai, e la freddezza che induriva appena i suoi lineamenti e l’altero portamento della persona sarebbe bastato un niente a scioglierli, e riaverla tra le braccia… Poteva dire qualcosa, Cosimo, una qualsiasi cosa per venirle incontro, poteva dirle: “Dimmi che cosa vuoi che faccia, sono pronto.” e sarebbe stata di nuovo felicità per lui, la felicità insieme senza ombre. Invece disse: “Non ci può essere amore se non si è sé stessi con tutte le proprie forze».

 

Fëdor Dostoevskij, “Le notti bianche”.

E un libro piccolissimo, un piccolo tesoro, in cui prima o poi vi capiterà di inciampare. E’ forse un appuntamento di ognuno. E’ lontano dalla produzione del Dostoevskij che conosciamo. Leggero e profondo. Qui lo consigliamo come un augurio di felicità che possa sorprendere, meravigliare e pacificare.

«Io vorrei farti dormire, ma… come i personaggi delle favole, che dormono per svegliarsi solo il giorno in cui saranno felici. Ma succederà così anche a te. Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani. Guarda, Natalia, il cielo! È una meraviglia!».

 

 

Javier Marias, Un Cuore così Bianco

Questo romanzo di Marias è uno dei più belli finora scritti dall’autore spagnolo. Marias ha una penna veloce e mai banale. Sa indagare i pensieri e offre riflessioni dense. Qui si parla di quei pensieri segreti che vivono nelle coppie. Si parla di matrimonio, della visione comune e allo stesso tempo lontana che possono avere due persone che “vedono il mondo dallo stesso cuscino”. Confidenze, segreti, dubbi, ma anche il potere taumaturgico della fiducia nell’amore. E una certezza: aldilà dei se e dei ma, quello che c’è è quello che ci sarebbe stato comunque.

 I passi fatti una notte, per caso e senza conseguenze porteranno a una situazione inevitabile alla fine del tempo o del futuro astratto, e davanti a tale situazione, ci chiediamo con credula illusione:“E se non fossi entrato in quel bar? E se non fossi andato a quella festa?(…)”. Ce lo domandiamo ingenuamente, credendo (…) che in quel caso non avremmo conosciuto Luisa (…) Ma conosceremo sempre Luisa, è inutile farsi domande perché è tutto così. Nascere dipende da un movimento casuale, da una frase pronunciata da uno sconosciuto dall’altro capo del mondo, un gesto interpretato, una mano sulla spalla o un sussurro che poteva non essere sussurrato. Qualsiasi passo compiuto e ogni parola pronunciata da qualsiasi persona in qualsiasi circostanza (…) hanno ripercussioni inimmaginabili (…).”

 

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