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Un nuovo approccio all’acquaticità per i bambini

acquaticità bambini

Qualcosa si muove nel mondo del nuoto; negli ultimi anni i corsi di acquaticità per i neonati sono gettonatissimi, video di immersioni e galleggiamenti spopolano sui social. Cresce la curiosità, crescono le competenze e le offerte per genitori sempre più attenti. A Milano, una scuola per l’infanzia ha al suo interno una piscina. Si chiama Nido Scuola Clorofilla, la struttura è stata creata ed è gestita da Giovanna Gulli. Qui si sta proponendo un nuovo approccio all’acqua.

Ne parliamo con Schermata 2016-03-17 alle 08.54.24Danilo Vaghi, istruttore di nuoto, atelierista dell’acqua e ideatore dell’approccio Water Hug dedicato ai bambini da 4 mesi a 6 anni.

Cos’è WATER HUG APPROACH? 

Water Hug è un abbraccio d’acqua, un modo nuovo di pensare e immaginare l’attività in acqua per i bambini. Un approccio in grado di considerare tutti gli aspetti del bambino, quello relazionale, emotivo, cognitivo, motorio, linguistico, logico matematico, artistico. Non si tratta di un’attività in acqua che conduce solamente al nuoto, questo diventa addirittura un punto secondario. Il focus è la relazione tra il bambino e l’acqua, tra il bambino e lo stesso operatore, tra il bambino e il genitore, e crescendo tra gli stessi bambini che partecipano al corso. Ognuno di loro è posto al centro, con la sua propria e unica relazione con l’elemento acqua.

 Quale è stato il percorso che ti ha condotto a teorizzare l’approccio?

Tutto inizia all’Università: un professore mi chiese di seguire un bambino. S. aveva 9 anni, ma ne dimostrava 4, era affetto dalla sindrome xfragile. I risultati ottenuti furono sorprendenti. L’incontro con il metodo “cresci in acqua” e con quello reggiano segnano poi il punto di svolta. In questi anni di esperienza maturata con più di 900 bambini sono giunto alla conclusione che per la fascia d’età dai 4 mesi ai 6 anni debba esistere una nuova figura, che si trasformi da istruttore di nuoto a coaudiuvatore di un processo spontaneo e che porti in acqua una complessità di esperienze formative.

 Rispetto all’autonomia acquatica, quali sono i risultati dei bambini?

Il bambino che inizia ad un’età di 4 mesi e prosegue senza interruzioni, potrà  ragionevolmente raggiungere l’ autonomia acquatica intorno ai 20 mesi. I bambini che iniziano intorno ai 3 anni, se non hanno interruzioni, possono indubbiamente giungere ai 6 anni con una competenza molto alta avendo la piena conoscenza dello stile (crawl) con la respirazione laterale, dello stile dorso e di quello a rana, così come delle immersioni.

Ma in tutti i corsi di nuoto si impara a nuotare!

Certamente, tutti coloro che frequentano un corso di nuoto prima o poi giungono alla piena indipendenza in acqua, ma un bambino ricco di idee, immagini e esperienze legate all’elemento acqua, avrà nel suo gesto sportivo una ricchezza e una consapevolezza unica. Come operatori il nostro ruolo è quello di favorire un processo che sarebbe comunque spontaneo e di arricchirlo con tutta la nostra dimensione umana, poetica, cognitiva, artistica e relazionale.

 Cosa succede ai tuoi corsi di speciale?

Il genitore, ad esempio, è presente in vasca fino a quando è necessario. E’ il bambino che decide quando il genitore “deve uscire.”  Naturalmente le attività proposte sono pensate secondo l’età dei bambini e la loro specifica relazione con l’acqua. Sono spesso simboliche. L’acqua da elemento fisico diventa ambiente e laboratorio di ricerca e chi lo abita acquisisce nuove possibilità, esprime e condivide emozioni e pensieri, formula ipotesi, immagina e sperimenta.

 I bambini sono entusiasti dell’esperienza? Si divertono?

Il divertimento non è il presupposto, né il gioco è il presupposto per il divertimento del bambino. Il gioco è il mezzo per far emergere alcune sue competenze. L’entusiasmo e il divertimento sono il risultato. Se si osserva attentamente il percorso in acqua di un bambino, appare sempre più chiaro che l’entusiasmo si manifesta durante e al termine di un percorso. Tanti piccoli momenti di entusiasmo emergono ad ogni passo in avanti, quando il bambino acquisisce nuove competenze e valorizza le proprie potenzialità creative, superando le proprie insicurezze e paure reali oppure indotte dal genitore. Quindi è oltremodo non corretto porre l’entusiasmo come presupposto. Questo è il modo di valutare dell’adulto. Ciò che conta è il bambino e le sue modalità relazionali e di scelta. Non si dovrebbe mai schiacciare la naturale emersione dei sentimenti dei bambini, bensì dargli lo spazio e il tempo di assaporare, odorare, toccare fisicamente, relazionalmente e psicologicamente la nuova esperienza. Nel pieno rispetto dei suoi tempi. Gli operatori dovrebbero essere preparati sotto svariati aspetti, quello esclusivamente tecnico e procedurale non basta, non può bastare.

Cos’è per te l’acqua?

In acqua le emozioni arrivano e si percepiscono in una dimensione amplificata più chiara e distinta. Per me è l’ambiente accogliente di tutto ciò che è me stesso; un luogo di incontro e di ripartenza verso il mondo.

IL PARERE DI UN ESPERTO

Ne parliamo con Luisa Strik Lievers, neuropsichiatra infantile

Perché è così bella l’esperienza dell’acquaticità? E perché è utile alla crescita della relazione tra genitori e figli?

L’acqua, unita a un accompagnamento didattico lento e non competitivo permette al genitore e al bambino di stare insieme senza bisogno di parole, senza tempi da rispettare e obiettivi da raggiungere. Una dimensione importante perché tutti noi, e i bambini in particolare, impariamo con il corpo, con l’esperienza vissuta, imitando le azioni e rispecchiando gli stati emotivi. Le parole non arrivano davvero al bambino piccolo. L’acqua, canale primordiale, fa da tramite e ci aiuta a sentire prima che pensare. Non solo. Qui il bambino non può che fare il bambino: non sa galleggiare e si appoggia al genitore. E il genitore, specularmente, impara a fare il genitore: sostiene in bambino e con fiducia gli permette di sperimentare, nuotare da sé in acqua e nel mondo, e rimane come porto sicuro in caso di necessità. Questo, a parer mio, in gran semplicità avviene in piscina, ed è una ricchezza rara e preziosa.

FullSizeRender-2L’ESPERIENZA DI FEDERICA, LA MAMMA DI FABIO

Fabio frequenta l’Atelier dell’acqua da quando aveva tre mesi, oggi ha tre anni. Per raggiungere la struttura ogni sabato percorriamo una trentina di chilometri. Più volte abbiamo pensato ‘Ormai è grande, potremmo portarlo in una piscina più vicina’, ma non ci siamo mai riusciti. Danilo ascolta il bambino, interpreta i segnali del suo corpo. Quando si è in acqua la paura c’è, anche se inconscia, e si rischia di trasmetterla ai bambini. Spesso Danilo ci dice: ‘dai fiducia a tuo figlio, ti stupirà’ ed è proprio così! E’ stato così anche per nostro figlio, che ha finito per lasciarci sbalorditi. In questa esperienza vedo coesistere fantasia e voglia di giocare, con nuove scoperte come il galleggiamento, la percezione del proprio corpo e la graduale acquisizione dell’autonomia. Il tempo per stare insieme è un bene raro, per questo è così importante la qualità. Spesso osservo il consolidamento di un rapporto speciale tra Fabio e suo papà, talvolta vivo queste emozioni in prima persona entrando in vasca. Danilo è uno dei tasselli tramite cui tentiamo di far comprendere a nostro figlio quanto sia importante affrontare la vita con Passione. Ogni sabato gli chiediamo di sfidare sé stesso, imparando cose nuove e a non aver paura di ciò che non conosce. E per la distanza…insegniamo a nostro figlio che la qualità merita sacrifici.

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