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Cassandra di Christa Wolf – Visionaria, Intelligente e Inascoltata

cassandra christa wolf

Finora tutto ciò che mi è accaduto ha trovato la sua corrispondenza dentro di me. Questo è il segreto che mi attanaglia e mi sorregge, e non sono mai riuscita a parlarne con nessuno. Solo qui, sul limite estremo della vita, posso nominarlo: poiché c’è qualcosa di ognuno dentro di me, non sono mai stata completamente di nessuno, e sono arrivata a comprendere persino l’odio che provavano per me.”

Con queste parole espresse in prima persona, Christa Wolf ci racconta la sua Cassandra. Il mito della sacerdotessa del Tempio di Apollo, che lungo i secoli è stata invisa perché reputata, erroneamente, solo la veggente di terribili sventure. Cassandra ritrova nella potente e evocativa scrittura di Christa Wolf il suo giusto riconoscimento nella storia del mito.

È qui che Cassandra, lungo il viaggio che la conduce prigioniera a Micene, dopo che Troia è stata espugnata, ricostruisce per flashback i dieci lunghi anni della guerra del padre Priamo contro i greci.

È in queste pagine che Cassandra ci viene restituita come una donna del nostro tempo, dotata di una profonda e visionaria intelligenza, una stratega politica capace di interpretare segni, umori e sogni, che rimane inascoltata, che viene odiata, incompresa e screditata tranne che da Laoconte e dal suo Enea.

Il suo peccato originale è stato quello di aver rifiutato il dio Apollo, il quale, dopo averle conferito il dono della preveggenza, le sputa sulle labbra e la condanna a rimanere per sempre inascoltata.

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È una donna, Cassandra, che lungo il corso della Storia abbiamo ritrovato in molti autorevoli pensatori e rivoluzionari, screditati durante il tempo che vissero e glorificati post mortem. Il mito si ripete e a cavallo dei secoli da Giovanna d’Arco fino a Pasolini, l’incantesimo di Apollo lascia senza voce i profeti del loro tempo.

È una donna Cassandra che, alle porte di Micene, dove la conduce come ostaggio Agamennone, davanti “ai due leoni senza testa che la fissano” capisce che il suo tempo è finito: avere avuto la capacità di prevedere le sorti della sua amata Troia non è servito a salvare a nessuno, nemmeno se stessa.

La lunga guerra di Troia iniziò per colpa di Paride, figlio del re Priamo che rapì la bella Elena, scatenando l’ira di Menelao, il marito di Elena, e di Agamennone che organizzarono un esercito per muovere guerra a Troia.

Paride era ossessionato da Elena, sosteneva che era stata la stessa dea Afrodite, la dea dell’amore, ad avergliela promessa. E solo tramite il suo possesso sarebbe potuto diventare il primo tra gli uomini. Durante un banchetto con i greci, Paride già ubriaco e insolente “attaccò discorso con Menelao che gli sedeva accanto, sulla sua bella Elena”. La madre Ecuba cercò di frenare l’impertinenza del figlio ma lui arrogante “balzò in piedi, gridò: come! Lui doveva tacere? Di nuovo? Ancora? Farsi piccolo? Invisibile magari? Ah no. Quei tempi sono passati. Io Paride non sono tornato per tacere. Io Paride sono quello che va a riprendere la sorella al re dei nemici. Ma se mi sarà rifiutata, ce n’è un’altra più bella di lei. Più giovane. Più nobile. Più ricca. Sappiatelo, mi è stata promessa.

Mai prima di allora nel palazzo di Troia aveva regnato un silenzio simile. Ognuno sentì, che un limite rispettato fino ad allora, in quella circostanza fu violato.

Alla partenza di Menelao, Cassandra cominciò a presagire l’inizio delle ostilità con i greci, il suo corpo rifiutava di nutrirsi, le sue urla venivano interpretate come il segno della sua pazzia. Quando i suoi deliri visionari terminarono, una terza nave approdò a Troia dalla quale dovevano sbarcare i più audaci guerrieri del re Priamo: il suo amato Enea, Ettore e magari Paride. Ma Paride no, non era con loro. Quando sbarcò dopo mesi e mesi portava con sé una persona “fittamente velata” che non si mostrò mai al popolo. Elena divenne una leggenda, Menelao e Agamennone tornarono a reclamarla, ma un re non può sottomettersi a un altro re e dopotutto Elena “non esisteva”.

Ora Cassandra, su quella nave che la conduceva prigioniera a Micene, ricordava tutto, nei deliri della fine le scorrevano davanti agli occhi tutti i suoi presagi.

Durante uno degli ultimi atti di guerra, in un periodo durante il quale i greci avevano strategicamente cessato di attaccare Troia, Cassandra fa un sogno del quale non riesce a comprenderne il significato. E a un giro di lune arrivò una visita:

Con la luna nuova arrivò Enea. Strano che Marpessa non dormisse nell’atrio, come sarebbe stato suo dovere. Gli vidi il viso solo per un attimo, quando con un soffio spense la fiamma che nuotava in un bagno d’olio accanto alla porta. Il nostro segno di riconoscimento fu e rimase la sua mano sulla mia guancia, la mia guancia nella sua mano. Ci dicemmo poco più che i nostri nomi, non avevo mai udito una poesia d’amore più bella. Enea Cassandra. Cassandra Enea. Quando la mia pudicizia incontrò la sua timidezza, i nostri corpi persero ogni freno. Non avrei mai potuto immaginare come avrebbero risposto le mie membra alle domande delle sue labbra, quale sconosciuta sensazione mi avrebbe donato il suo odore. E di che voce sarebbe stata capace la mia gola.

Ma non era opportuno che l’anima di Troia stesse a Troia. Il mattino dopo se ne andò con una schiera di armati.”

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La Cassandra di Christa Wolf è insieme donna e fanciulla. L’autrice, polacca di nascita e tedesca d’adozione, ci narra la vita della sacerdotessa scivolando all’indietro nel tempo fino alla sua infanzia. Questa Cassandra rifiuta di essere solo l’appendice di un uomo, rifiuta l’umiliazione di essere scelta. Enea è l’uomo che le è destinato e misteriosamente, per uno strano gioco del destino è anche l’uomo che l’ama e la rispetta al primo sguardo e che la lascerà libera. Cassandra pagherà per l’uso del suo dono in chiave dissidente, pagherà per i suoi no e i suoi oracoli contrari alla legge dell’amato padre. Dalla caduta di Troia e la rovina di Cassandra, il mito apre le porte alla società dell’autodistruzione.

 

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