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Cosa succede alla donna dopo il parto?

Durante la gravidanza, il corpo della donna va incontro a profondi cambiamenti che coinvolgono tutti i suoi organi ed apparati che, nel corso dei 280 giorni di gestazione, garantiscono la crescita del bambino e il benessere della mamma. E’ proprio tutto l’assetto ormonale della donna che si modifica! Subito dopo il parto inizia il percorso di ripristino che permetterà alla donna di ristabilire la fisiologia di tutti i suoi sistemi.

IL periodo durante il quale l’organismo femminile recupera la sua normalità si chiama puerperio, ha inizio dopo il parto e ha una durata variabile, inizia a circa 2 ore dal parto e dura fino alla ricomparsa del ciclo mestruale mensile.

Comprendere quali siano le principali modifiche ormonali che caratterizzano il periodo dopo il parto è cruciale per le donne, così da accogliere questo momento nella sua dinamica, senza giudicarsi o pretendere di voler essere subito “come prima”. Sarà importante anche per i papà, così sapranno ben comprendere il percorso che sta vivendo la propria compagna.

 



Cosa succede dunque dopo il parto nel corpo di una donna? Di quali ormoni stiamo parlando?

Estrogeni e Progesterone – Estrogeni e progesterone sono gli ormoni cardine da cui dipendono le maggiori modificazioni che hanno luogo durante la gravidanza. I loro livelli infatti si mantengono elevati durante la gestazione, per poi crollare immediatamente dopo l’espulsione della placenta.

Questo brusco abbassamento determina l’avvio del delicato processo di recupero dell’assetto genitale materno: l’utero si contrae riacquistando via via le sue dimensioni originarie; in genere ciò richiede diverse settimane e dipende dall’elasticità del tessuto.

Dal calo di estrogeni e progesterone dipende anche il ripristino della normale funzionalità del sistema cardiovascolare in termini di riduzione della gittata cardiaca, della frequenza cardiaca e del volume di plasma circolante. Dal calo di estrogeni e progesterone dipende anche la perdita progressiva dei chili accumulati durante la gravidanza.

Può accadere che questo processo comporti anche un calo del tono dell’umore. Studi scientifici, condotti con lo scopo di definirne la causa, hanno associato questo fenomeno al fatto che una riduzione dei livelli circolanti di estradiolo è in grado di determinare un minor rilascio di serotonina a livello del sistema nervoso centrale. La serotonina, in quanto ormone del benessere e del buon umore, se presente in quantità ridotte può causare la comparsa di stati d’ansia, malessere generale o senso di tristezza.

 

Glucocorticoidi – I livelli plasmatici di glucocorticoidi – cortisolo e corticosterone principalmente – dopo il picco ematico di concentrazione raggiunto in corrispondenza del parto, crollano immediatamente alla fine del parto. A questo fa seguito una graduale normalizzazione della funzionalità del sistema immunitario: temporaneamente e parzialmente “silenziato” per consentire all’organismo materno di tollerare un altro organismo, ora riacquista la sua piena funzionalità. Il calo dei glucocorticoidi partecipa anche al ripristino del sistema cardiovascolare e della normalizzazione del metabolismo, a cui consegue la perdita di peso.

Tuttavia in alcune donne i livelli di cortisolo si mantengono elevati anche durante il puerperio potendo provocare, tra gli altri sintomi, anche insonnia, ansia e depressione, effetti che incidono negativamente sulle cure parentali della madre nei confronti del neonato.

 



Prolattina – E’ l’ormone che stimola la sintesi del latte agendo direttamente sulla mammella.          La prolattina viene prodotta dall’ipofisi e i suoi livelli aumentano in maniera progressiva dopo l’espulsione della placenta, si mantengono elevati per qualche settimana durante il puerperio, incrementando ulteriormente in corrispondenza delle poppate, dopodiché declinano lentamente nei mesi successivi.

Da questo momento in poi la produzione della prolattina viene garantita esclusivamente dal riflesso della suzione: il bimbo si attacca al seno, la suzione del capezzolo evoca un riflesso nervoso che favorisce il rilascio di prolattina da parte dell’ipofisi al fine di garantire la produzione di latte; al termine della poppata i livelli di prolattina calano nuovamente e si normalizzano.

Questi picchi ormonali indotti dal riflesso della suzione tendono a ridursi man mano che ci si allontana dalla data del parto ed è questo il motivo per cui all’aumentare dei mesi di distanza dal parto, inizia via via a diminuire anche la quantità di latte prodotto dalla mammella.

Ovviamente, com’è tipico della variabilità individuale, vi sono donne capaci di conservare la produzione di latte per più mesi rispetto ad altre. La prolattina infine stimola l’istinto materno, induce un atteggiamento di difesa nei confronti del proprio figlio e aiuta inoltre a combattere il sonno e la fatica.

 

Ossitocina – L’ossitocina è un ormone che inizia ad essere prodotto verso il termine della gravidanza ed esercita un effetto molto importante, favorisce e rende sopportabile il dolore del travaglio, il parto e la successiva espulsione della placenta.

I suoi livelli però non calano dopo il parto, anzi si mantengono elevati anche durante il puerperio grazie all’effetto prodotto dalla suzione del latte dal capezzolo da parte del neonato.

Questa attività infatti evoca un riflesso, noto come riflesso di Ferguson, grazie al quale l’ipotalamo mantiene la produzione dell’ormone che, da una parte, agisce sulla mammella facilitando l’eiezione del latte dal capezzolo, mentre dall’altra, stimola le contrazioni della parete uterina favorendone il ridimensionamento.



Il riflesso non viene evocato solo dalla suzione ma è influenzato anche da altri fattori esterni, sia in senso positivo – pensare al neonato, guardarlo, toccarlo sono azioni che alimentano il riflesso – sia in senso negativo – sentimenti di paura, tristezza, dolore e stress inibiscono il riflesso -.

L’ossitocina gioca un ruolo essenziale anche nella genesi della relazione madre-neonato, stimolando l’attaccamento e il legame della madre nei confronti del figlio, il senso di riconoscimento del neonato come proprio, emozioni da cui scaturisce la volontà da parte della madre di prendersi cura del proprio figlio.

 

La natura ha previsto tutto! Così quando nasce un bambino, nasce anche una mamma.

Il legame tra la mamma e il bambino è fondamentale che venga protetto, sostenuto e favorito. Tutti i meccanismi ormonali che agiscono nell’organismo della donna, nella ricerca di un nuovo e rinnovato equilibrio, possono comportare inciampi momentanei, più o meno gravi.

 

La consapevolezza di ciò che ci accade è già un passo importante. Avvertire di più o di meno gli effetti dei processi ormonali non ha niente a che vedere con il “giudizio” prodotto verso se stesse o dichiarato dagli altri di essere una buona o una cattiva madre. Può accadere di aver bisogno di aiuto e riconoscerlo non è sempre così banale. Soprattutto non c’è niente di male.

2 comments

  • Emanuela

    Un bel articolo con un appunto importante sulla prolattina e sulla produzione del latte …mi dispiace contraddirla ma la giusta informazione non è questa …un allattamento a richiesta porterà la madre ad allattare fin quando il bimbo si attaccherà anche superato i due anni …è la suzione che fa produrre il latte…tutte le donne hanno le stesse capacità se vengono seguite in maniera corretta e con le giuste informazioni. Bisogna sfatare l’idea che non tutte hanno il latte o che finisce……anzi dal momento che il bimbo smette di attaccarsi servono 6 mesi per mandar via il latte dai seni. La ringrazio

    • Giusy

      Ciao Emanuela. Come specificato nell’articolo,e come tu stessa hai sottolineato, il riflesso della suzione mantiene la produzione di prolattina e quindi di latte anche dopo il puerperio e per molti mesi a distanza dal parto. Ciò non toglie che la quantità di prolattina effettivamente prodotta si riduca progressivamente, pur continuando a garantire la produzione del latte.
      Nell’articolo non si parla infatti di “latte che finisce” ma di “produzione che lentamente si riduce”, e quando ho parlato di donne che riescono o meno a conservare per più mesi la produzione del latte il riferimento va sempre al riflesso della suzione: se il bambino si attacca il modo corretto al seno, evoca correttamente il riflesso ed il funzionamento di tutto il meccanismo è garantito e continua ad essere garantito. Viceversa se il riflesso non è correttamente evocato la produzione dell’ormone cala più rapidamente e con esso anche quella del latte.
      Spero di aver spiegato in maniera più chiara cosa volessi intendere nell’articolo e grazie a te per sollevato questa questione.

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