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News Vitiligine: cosa fare dopo l’estate e una nuova opportunità terapeutica

Professore, cosa accade durante l’estate alle persone che soffrono di vitiligine?

L’estate è sempre un periodo critico per tutti i pazienti che soffrono di vitiligine. Esistono due ordini di problemi. Il primo è essenzialmente biologico: la pelle, senza il filtro della melanina – la nostra protezione solare fisiologica – va incontro a maggiori danni in caso di esposizione solare prolungata. Si va più facilmente incontro a scottature, anche molto gravi. E’ sempre quindi importante proteggere la pelle con indumenti o un adeguato filtro solare.

L’altro problema è di tipo psicologico: durante l’estate il paziente vede la sua problematica molto più risaltata, la differenza cromatica è più evidente ed è come se si percepissero più ammalati. La cute sana si pigmenta normalmente, quindi ci si abbronza in tutta la porzione di pelle integra, quella invece interessata dalla vitiligine rimane bianca.

Attenzione però, il sole fa bene alla vitiligine, l’estate è un momento di cura molto importante perché è durante l’esposizione solare che si attivano i melanociti. Naturalmente valgono tutte le precauzioni di durata e orario dell’esposizione, ma è del tutto consigliata.

Cosa è consigliabile fare a settembre?
Buona parte del lavoro andrebbe fatto prima dell’estate per preparare la pelle allo stress estivo. Quello che si deve fare a settembre è innanzitutto favorire un’idratazione molto profonda della pelle per ripararla dalle eventuali esposizioni solari prolungate avvenute durante l’estate.
Settembre è anche un ottimo momento sia per godere dell’effetto terapeutico del sole con più tranquillità, sia per iniziare il trattamento antiossidante con l’utilizzo di integratori orali.

Da anni lei ha scoperto la causa della vitiligine. Si stanno facendo strada nuove opportunità terapeutiche? Esiste una cura definitiva per la vitiligine?
Noi non dobbiamo pensare alla vitiligine come ad una malattia autoimmune, lo abbiamo provato: la vitiligine non è una malattia autoimmune. Potrebbe esistere una correlazione, ma non è certamente la causa principale della problematica. Gli sforzi terapeutici non devono quindi essere volti alla soppressione del nostro sistema immunitario, questo ormai è chiaro.
Dobbiamo focalizzarci invece sull’insegnamento che ha portato la scoperta del funzionamento della proteina MIA (ndr la proteina che causa la vitiligine è stata scoperta nel 2013 dal Dr Bordignon, qui la nostra intervista del 2016): dobbiamo preservare l’adesività dei melanociti.

E’ la perdita dell’adesività che determina la malattia.

Tutte le terapie devono avere come riferimento questo concetto ed ecco perché non è sufficiente utilizzare i “vecchi” immunosoppressori, anche topici. Tra l’altro oggi sappiamo che alcuni immunosoppressori locali (ad esempio il pimecrolimus) utili nella ripigmentazione della zona trattata, agiscono non in virtù dell’effetto primario immunosoppressivo ma per un effetto secondario diretto sulla pigmentazione.

Quali sono le novità per il trattamento della vitiligine?

E’ molto interessante la recente introduzione al commercio di antiossidanti orali che hanno come specifico riferimento la stimolazione dell’adesività dei melanociti attraverso sostanze naturali.
In particolare, si può evidenziare la presenza su mercato di un nuovo preparato a base di foglie di ulivo, quercitina oltre che una buona base di antiossidanti più conosciuti (ndr l’integratore si chiama PIGMENTA ed è prodotto dall’azienda italiana Delifab). E’ interessante la storia di questo prodotto perché deve la sua origine a pratiche risalenti alla medicina tradizionale cinese. Un particolare frutto (il Fructus Ligustri Lucidi), della famiglia delle oleacee presente nell’area della Cina veniva utilizzata per prevenire lo sbiancamento precoce dei capelli. Studi scientifici hanno poi evidenziato che i principi attivi di questo frutto sono utili proprio per stimolare l’adesività dei melanociti e si è visto che gli stessi sono contenuti nella foglia della pianta dell’ulivo. Da qui la nascita di questo integratore che sta dando risultati molto interessanti.

Anche la bava di lumaca sta dando risultati molto importanti; ha delle proprietà cicatrizzanti, favorisce infatti in generale la guarigione delle ferite. Riguardo alla vitiligine, le proteine della bava di lumaca favoriscono l’adesione dei melanociti per stimolazione di produzione di molecole di adesione da parte della cute.

Una cosa importante: la terapia della vitiligine non è una monoterapia, non si fa con un unico prodotto, dipende da molti fattori ed è quindi importante che il medico sappia dosare tutte le opportunità terapeutiche a disposizione.

Esiste un legame tra l’infiammazione cronica e la vitiligine?
Non esiste una correlazione diretta con la vitiligine proprio per la sua origine ormai chiara. L’infiammazione invece ha un ruolo diretto per una malattia molto importante della pelle che è la Psoriasi: la quantità di citochine infiammatorie nella psoriasi è altissima ed esiste un legame diretto e di reciproca alimentazione con diverse malattie croniche infiammatorie, sia a carico dell’intestino per esempio, ma anche respiratorie. Lo stress ossidativo invece nella vitiligine è prodotto a livello microlocale, non può influenzare l’organismo nel suo complesso.

Esiste una dieta utile per chi soffre di vitiligine?
Il melone (ndr quello arancione) possiede un enzima potentissimo (la superossido-dismutasi) ed ha un potere antiossidante molto importante. Tutti i prodotti vegetali rossi o arancioni sono ricchi di antiossidanti per la pelle. Nell’ambito della terapia complessiva un’attenzione all’alimentazione è sicuramente importante, non è sufficiente, ma tutto concorre al buon trattamento della vitiligine.

Ci sono alimenti da evitare?
No. Non ci sono alimenti da evitare. Esiste una leggenda metropolitana che vorrebbe il latte come alimento da evitare, ma è del tutto infondata.

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