Cerca articoli, video, argomenti..

Fake news in allergologia

Dai falsi test per le intolleranze alimentari ai pregiudizi sulla inefficacia della immunoterapia specifica per le allergie respiratorie. Ne parliamo con la dottoressa Maria Beatrice Bilò, specialista in Allergologia degli Ospedali Riuniti di Ancona e past-president di AAIITO (Associazione allergologi immunologi italiani territoriali e ospedalieri).

Che differenza c’è tra allergia ed intolleranza alimentare?

In campo allergologico, e in particolare sui temi di allergia e intolleranza alimentare, c’è tuttora molta confusione sia nella popolazione generale che nella classe medica. Tale confusione non solo fa riferimento alla terminologia utilizzata, ma anche all’inquadramento di queste patologie, al loro approccio diagnostico e alla loro gestione pratica. L’allergia alimentare è dovuta ad una reazione immunologica mediata dagli anticorpi di tipo IgE che si manifesta con sintomi ben precisi come bolle di orticaria, difficoltà respiratoria, disturbi gastro-intestinali, abbassamento della pressione, fino allo shock anafilattico vero e proprio con perdita di coscienza. Le intolleranze alimentari provocano a volte sintomi simili a quelli delle allergie (di tipo gastrointestinale), ma non sono dovute a una reazione del sistema immunitario, bensì a meccanismi diversi, come ad esempio deficit di specifici enzimi, come nel caso dell’intolleranza al lattosio. Sotto il termine di intolleranza alimentare vengono invece inclusi dal paziente i sintomi più disparati, che vanno dalla difficoltà di dimagrire a sintomi come vomito, dolori gastrici o addominali che possono essere espressione di malattie gastrointestinali concomitanti (sindrome da intestino irritabile, diverticolite, gastrite, reflusso gastroesofageo) fino ad una avversione psicologica nei confronti di un particolare cibo.

Qual è la situazione riguardo alla diagnosi?

Da diversi anni c’è una crescente offerta di metodologie diagnostiche non scientificamente corrette e validate e molto costose per i pazienti. Alcuni esempi sono rappresentati dal test del capello, dal test della forza muscolare, dal Vega test, dal test citotossico per citare solo alcuni dei più diffusi.

La confusione che ruota attorno alle intolleranze alimentari e la diffusione nell’utilizzo dei metodi diagnostici non validati scientificamente sono legate a molteplici fattori, come la sfiducia nella medicina tradizionale, la ricerca di un migliore rapporto medico-paziente, la ricerca di metodi cosiddetti “soft” nella diagnosi e nella cura delle più svariate malattie e, naturalmente, le campagne pubblicitarie su vari canali di informazione che da un lato diffondono allarmismo e dall’altro favoriscono il “fai da te”. I media dovrebbero veicolare messaggi corretti alla popolazione generale e sollecitare i pazienti a rivolgersi al proprio medico curante, che potrà indirizzarli dallo specialista allo scopo di ottenere una diagnosi corretta e un idoneo approccio dietetico.

La disinformazione è molto dannosa. L’utilizzo indiscriminato di metodiche diagnostiche per le quali non esiste una comprovata validità scientifica, come autodiagnosi da parte del paziente o anche di medici non esperti del settore, può portare non solo ad un danno economico cospicuo per gli stessi pazienti, ma anche a gravi ripercussioni sulla loro salute. Nella mia esperienza professionale ho visitato bambini che, sulla base dell’esito di alcuni test di intolleranza, sono stati sottoposti a diete ferree che hanno causato loro significativi deficit nutrizionali, e adolescenti e anche giovani donne, nelle quali l’ipotetica intolleranza alimentare con conseguente dieta ristretta ha fatto emergere disturbi molto seri del comportamento. A questo può aggiungersi infine il rischio di un ritardo diagnostico di patologie più gravi perché erroneamente considerate “intolleranze alimentari”.

La confusione e a volte le fake news in allergologia riguardano anche le terapie. Esistono trattamenti farmacologici o immunologici efficaci, che svolgono un ruolo preventivo nelle malattie allergiche?

Anche l’immunoterapia specifica (ITS) rappresenta un argomento in campo allergologico che si presta a confusione o peggio si trasforma in fake news. La confusione deriva dal fatto che l’ITS veniva in passato e viene tuttora erroneamente chiamata “vaccino antiallergico”. Il termine vaccino in realtà non è idoneo in quanto l’immunoterapia specifica non consiste nella somministrazione di microorganismi più o meno inattivati, come avviene con i vaccini per le malattie infettive, bensì nella somministrazione di dosi progressivamente crescenti dell’allergene verso cui il paziente è sensibilizzato. In tal modo il suo sistema immunitario viene sollecitato a difendersi contro la sua allergia, producendo anticorpi di difesa contro lo stesso allergene ed inducendo quindi una tolleranza alla sua re-esposizione.

L’AIT rappresenta a tutt’oggi l’unico trattamento che, agendo sulla causa delle allergie respiratorie e da veleno di imenotteri, non solo riduce i sintomi e il consumo di altri famaci ma anche il rischio della comparsa di nuove patologie, le cosiddette comorbidità. Tra queste la sinusite, la poliposi nasale, l’asma (nei pazienti con sola rinite), l’ipertrofia adenoidea nei bambini.

L’ITS inoltre manifesta i suoi effetti positivi piuttosto rapidamente e, agendo sul meccanismo della malattia, mantiene la propria efficacia per molti anni dopo la sospensione del ciclo di trattamento, che dovrà per questo avere una durata di almeno tre-quattro anni. L’ITS può essere somministrata per via sottocutanea o per via sublinguale. Il rischio di reazioni avverse è estremamente basso, in particolare con la via sublinguale; le controindicazioni pochissime e non c’è limite di età al suo utilizzo.

Nonostante le recenti linee guida dell’Accademia europea di allergologia abbiano confermato l’efficacia della ITS e il suo effetto preventivo, attualmente in Italia solo una piccolissima percentuale di pazienti tra quelli candidabili a questo trattamento lo utilizza.

Tra le motivazioni di questa elevatissima mancanza di impiego nel nostro Paese vanno annoverate da un lato il costo, dal momento che nella maggioranza delle regioni è a totale carico dei pazienti, e dall’altro la tuttora scarsa e a volte erronea conoscenza delle malattie allergiche che vengono ancora troppo spesso banalizzate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà reso pubblico. I campi contrassegnati con * sono obbligatori.