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E se la vitamina D proteggesse dal tumore?

La vitamina D non è solo importante per contrastare rachitismo e osteoporosi. Sempre più studi avanzano l’ipotesi che questa particolare vitamina-ormone svolga un ruolo fondamentale anche nello sviluppo dei tumori e che esserne carente costituisca un aumentato fattore di rischio, in particolare per il tumore del colon-retto.

Sara Gandini

 

Assumere supplementi a base di vitamina D potrebbe quindi avere un’azione preventiva? Abbiamo posto questa e altre domande alla Dott.ssa Sara Gandini, epidemiologa biostatistica dell’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano, che da anni studia la vitamina D e le sue implicazioni in ambito oncologico.

 



Otto persone su dieci risulterebbero carenti di vitamina D. Non è un dato preoccupante?

È difficile dare questo tipo di misure, così nette. I livelli di vitamina D variano da paese a paese e da soggetto a soggetto. Dipendono fortissimamente dall’esposizione solare. E nello stesso individuo, per esempio, questo valore può variare anche del 100% dall’estate all’inverno. In più, altri fattori, come l’indice di massa corporea o l’età, influenzano notevolmente i livelli serici di vitamina D. Sappiamo, infatti, che nei soggetti anziani e nelle persone obese, il livello di vitamina D è tendenzialmente basso.

 

Cosa intende per “basso”?

Sono stati individuati due critical points, due soglie diciamo, da tenere sotto controllo: 20 nanogrammi per millilitro e 30 ng/ml. Sotto i 30 parliamo di insufficienza, sotto i 20 di deficiency, insufficienza grave.

 

È possibile che la carenza di vitamina D sia associata a un maggior rischio di tumore?

È quello che abbiamo cercato di dimostrare con l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione. Nel nostro studio, una revisione sistematica della letteratura scientifica, abbiamo trovato che c’era un aumento dell’incidenza di tumore al colon quando i livelli serici di vitamina D erano inferiori a 30 ng/ml. La carenza di vitamina D potrebbe anche essere associata al tumore alla mammella. Ma i dati più consistenti riguardavano senz’altro quello al colon.



Pertanto non si può stabilire un legame diretto fra vitamina D e tumore?

Il problema è che si tratta di studi osservazionali. È quindi fin troppo semplice, per i detrattori, invocare la reverse causation ovvero: che sia la malattia, il tumore in questo caso, ad abbassare i livelli di vitamina D e non viceversa. Come se il livello di vitamina D fosse, più che altro, un indicatore di “benessere”. È per questo motivo che c’è bisogno di studi randomizzati per dimostrare l’esistenza di una relazione causa-effetto, cioè che sia la carenza di vitamina D a causare il tumore. Ancora non c’è un’evidenza certa.

 

Tornando al tumore del colon, quello per cui i dati sono più solidi, in che modo la carenza di vitamina D potrebbe costituire un fattore di rischio?

La ricerca in merito sta andando avanti e, in questo contesto, mi sto personalmente focalizzando sull’associazione fra tumore del colon-retto e microbiota intestinale. È stato dimostrato che c’è una maggiore diversity, ovvero variabilità, del microbiota nelle persone sane rispetto a quelle malate. Stiamo cercando di capire, e lo studio sembra confermarlo, se questo tipo di variabilità dipenda dai livelli serici di vitamina D. Ovvero se esista un’interazione microbiota-vitamina D. Non è così semplice perché il tumore al colon-retto – così come la carenza di vitamina D – è associato anche all’obesità.

 

I supplementi a base di vitamina D potrebbero avere un’azione preventiva sull’insurgenza del tumore?

Al momento non possiamo affermarlo con certezza. La somministrazione di supplementi a base di vitamina D è in grado di modificare il microbiota e, di conseguenza, abbassare il rischio di tumore? È quello che stiamo cercando di dimostrare. Tuttavia, sarebbe sbagliato pensare che la vitamina D sia la soluzione a tutto e assumere integratori vitaminici senza un parere medico. Un’alimentazione sana e l’esposizione ai raggi solari sono generalmente sufficienti a coprire i nostri fabbisogni in vitamina D. Un discorso a parte va fatto, invece, per i soggetti obesi e le persone anziane, che, accusando una carenza cronica di vitamina D, devono tenere monitorati i propri livelli con la supplementazione.

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