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L’arte di rimandare, ovvero il destino dei buoni propositi

procrastinare

Vi è mai capitato di rimandare impegni importanti, di iscrivervi in palestra senza andarci mai, di definire obiettivi ambiziosi senza poi mettere in atto alcuna azione per realizzarli? Più semplicemente: c’è qualcosa che oggi state rimandando a domani? Se la vostra risposta è “sì” siete a pieno titolo membri del club immaginario dei procrastinatori.

Alzi la mano chi ha già messo in campo azioni concrete per realizzare i buoni propositi di quest’anno! Tutti iscritti in palestra, tutti a dieta, tutti… ad aspettare il lunedì propizio. Ma perché i buoni propositi, definiti con entusiasmo e ottimismo, ingialliscono nel cassetto dei “da domani!”, perché rimandiamo progetti importanti a cui teniamo moltissimo?

Rimandare, oltre che minare la nostra credibilità nei confronti del mondo, è un boomerang per noi stessi. Maturare la consapevolezza che questo aspetto può rappresentare un problema per la nostra felicità è un primo passo importante. Essere consapevoli fa sempre la differenza. Proviamo a fare un percorso insieme! Analizziamo i come e i perché con l’aiuto di un esperto di crescita personale e procrastinatore pentito (beato lui) Andrea Giuliodori, ingegnere, consulente direzionale e dal 2008 autore del blog Efficacemente.

Andrea, nel suo blog propone approfondimenti e corsi di crescita personale. Noi ne abbiamo acquistato uno, si chiama Start! e senza spoilerare troppo, vi proponiamo i risultati della sua ricerca personale sul tema del rinviare tutto a domani.

La procrastinazione è una delle cause dei treni persi nella vita;

naturalmente la tendenza a procrastinare non in tutti si manifesta allo stesso modo e con la stessa gravità; quel che sembra certo è che ci vuole una certa personalità: ci vuole immaginazione, sprezzo del pericolo e una sorta di genialità.

Andrea – nella sua guida Start! – parla del profilo del procrastinatore definendolo come un genio ribelle che riesce a “sabotare sistematicamente se stesso creando astuti ostacoli lungo il proprio percorso per il successo” bisognoso com’è “di quella scarica di adrenalina che deriva da una scadenza imminente”: eroe dell’ultimo momento, delle notti insonni per presentare progetti o per arrivare preparato ad un esame.

La procrastinazione dunque come sfida alle regole, una lotta contro il tempo, una sorta di spazio anarchico che ripara poi all’ultimo minuto, fino all’ultimo respiro. Sembrerebbe uno stile di vita – a tratti interessante – anche eroico e geniale, ma la verità è che costa moltissimo e somiglia molto di più ad una schiavitù che alla libertà così amata dal procrastinatore. Il motivo psicologico che sembra serpeggiare nel mente procrastinatore, infatti, è l’affermazione della propria libertà d’espressione, una sorta di un’avversione alle regole; i procrastinatori sono stati spesso figli “costretti” da genitori troppo autoritari o comunque non rispettosi dei loro desideri o inclinazioni.

Molti si illudono che il problema del rimandare sia piuttosto una questione aperta con la gestione del tempo, ma non è propriamente così. Vi è un primo illuminante aspetto: il procrastinatore è un inguaribile ottimista; crede fermamente che domani, tra 1 settimana, tra 1 mese sarà molto più produttivo di oggi. E immagina scenari meravigliosi di progetti ben eseguiti, facendo affidamento su un Io futuro migliore, lasciandosi sfuggire l’opportunità dell’oggi.

Il procrastinatore, se ci fosse una disciplina sportiva chiamata “Ricerca dell’ispirazione” sarebbe medaglia d’oro indiscussa. Sì perché il rimandare è uno spazio pieno e mentalmente impegnativo: denso di pensieri intorno a ciò che si deve fare, progetti immaginari, scuse per non iniziare, fantomatici blocchi dello scrittore.

I 4 inganni della procrastinazione

La perfezione:

non è vero che chi rimanda è un perfezionista. Studi scientifici dimostrano che chi tende alla perfezione in genere rimanda un po’ meno della media. Ci illudiamo di voler aspettare il momento giusto, di voler trovare uno spazio prezioso per il progetto a cui teniamo di più; E poi? Succede che quel progetto, proprio il più importante, quello a cui abbiamo pensato per giorni si farà in poco tempo, con moltissimo impiego di energie e ricorrendo all’ormone delle imprese e dei premi da raggiungere – la dopamina.

La consolazione del piccolo piacere immediato rispetto alla felicità:

si preferisce il piccolo piacere immediato del “dolcetto oggi” rispetto all’opportunità di raggiungere obiettivi importanti tra 1 mese, in nome di un domani più deciso, più pronto, in attesa di un lunedì che non arriverà.

La paura:

abbiamo paura di fallire così come di ottenere quello che desideriamo; abbiamo paura del cambiamento. E più si ha paura, più si rimanda, più si rimanda più si alimenta la paura, perdendosi in strategie auto-sabotanti fino a quando non sarà evidente che, anche questa volta il treno è passato.

La mancanza di idee chiare:

può accadere che si rimandi anche quando non si sa esattamente da dove cominciare, preferendo attività più semplici, portando in avanti il momento in cui per forza ci si dovrà confrontare con la complessità.

Procrastinare non fa bene alla salute:

il rimandare, come ormai abbiamo imparato, è un’azione o non-azione molto costosa, anche per la salute; siamo sempre all’erta, con un livello di stress costante nel momento in cui rimandiamo e con un livello di stress molto alto quando ci costringiamo a maratone per rispettare le scadenze. L’ormone dello stress – il cortisolo – è ciclico e varia nell’arco delle 24 ore: interferire con il suo andamento, rimanendo sempre un po’ all’erta o lavorando di notte per esempio, favorisce uno stato di infiammazione che attiva “inutilmente” il sistema immunitario e apre le porte a molti disturbi o nei casi più “cronici” a vere e proprie malattie. Ai danni da stress si aggiungono le cattive abitudini tipiche di chi lavora sotto stress: si tende a mangiare male e velocemente con altrettanti danni al sistema digerente, si tende a dormire poco e male con tutti le ripercussioni per il mancato rispetto della nostra cronobiologia.

La spinta al cambiamento:

la consapevolezza dei perché legati ai nostri comportamenti è un passo fondamentale per trovare la motivazione giusta per decidere di cambiare, di agire diversamente per ottenere cambiamenti importanti. Come? Partendo da piccole abitudini quotidiane, iniziando semplicemente da oggi. Non c’è giorno migliore di oggi. Start!

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