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Memoria, Ricordi e Autoinganni

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I ricordi in genere sono attendibili, ma può accadere che la nostra memoria non sia così accurata come pensiamo; quando ricordiamo le conversazioni, per esempio, o se la nostra attenzione è catturata da un particolare. Altre volte capita che ricordi riportati con grande sicurezza e determinazione non siano né accurati né addirittura veri. Ma come funziona la memoria? Tutti i nostri ricordi sono così aderenti al vero come pensiamo?

Ne parliamo con il professor Giuseppe Sartori, Professore Ordinario presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova, Direttore della Scuola di Specializzazione in Neuropsicologia e del Master di II livello in Psicopatologia e Neuropsicologia Forense.

Quando inizia il ricordo così come lo intendiamo da adulti?

A parte i flashbulb memories – i ricordi di immagini ad alta emotività o densi di significato che non consentono un’organizzazione del ricordo – la memoria autobiografica è una costruzione di tipo verbale e di conseguenza è legata allo sviluppo del linguaggio: studi scientifici realizzati a riguardo evidenziano come, da adulti, i nostri primi ricordi strutturati risalgano ai 5/6 anni di età. E’ una condizione ormai nota e si chiama Amnesia Infantile.

Eppure molte persone affermano di ricordare molto della loro vita, anche episodi della primissima infanzia.

La capacità di memoria è un dato che può variare moltissimo da persona a persona. Non tutti ricordiamo la stessa quantità di dati; tuttavia chi dice di ricordare eventi della primissima infanzia, pensa di ricordare.

Esistono persone rare ed eccezionali, gli ipermnesici, che ricordano una quantità straordinaria di dati e sono profili molto ricercati dal mondo scientifico, ma anche questi hanno difficoltà a ricordare episodi autobiografici accaduti prima dei 5 anni.

Come funziona la memoria relativa a ciò che ci succede?

Esiste una legge generale, la legge dell’oblio: la dimenticanza avviene in funzione del trascorrere del tempo. Funziona per tutti e per tutti i tipi di eventi. Subito dimentichiamo molto, poi il ricordo si stabilizza. Alcuni sostengono che gli eventi traumatici siano meglio o peggio memorizzabili, ma non vi è un’evidenza scientifica che dimostri che alcuni ricordi permangano più a lungo di altri. Le emozioni vissute sono diverse dal ricordo di ciò che è accaduto. Anzi, se lo stress è molto alto o molto basso si ricorda poco. In caso di eventi traumatici, per esempio, è possibile che si inneschi una condizione di amnesia – cioè non si ricordi nulla – o di ipermnesia – cioè si ricordino moltissimi dettagli – ma non è affatto detto che siano attendibili. Inoltre alcune situazioni sono suscettibili di ambiguità. In caso di incidente stradale è difficile ricordare con accuratezza e in genere

quando il ricordo è ambiguo si è portati all’autoassoluzione, all’autoinganno: è lettura che viene effettuata dell’evento che diventa ricordo.

Cosa è più difficile da ricordare con accuratezza?

Le conversazioni, il cui ricordo accurato è molto scarso. Quando ci sono delle situazioni in cui l’attenzione viene catturata da un particolare, per esempio in presenza di un’arma, non si vede niente: si chiama cecità attentiva. Nella successione di eventi, quel che succede dopo un accadimento influenza il ricordo dell’evento stesso. In tutti quei casi in cui compiamo azioni molto simili ripetute nel tempo: è il principio dell’interferenza, più i fatti sono simili più tendiamo a dimenticarli. L’ambiguità si innesca in fatti plausibili, che possono accadere, che si sono già verificati altre volte: posso pensare di aver compiuto un’azione familiare senza averlo fatto, ma non è possibile ricordare di aver visitato un luogo in cui non si è mai stati, pur desiderandolo moltissimo.

Si può credere di ricordare qualcosa che non è mai accaduto?

Questo è il tema delle false memorie. Il ricordo è mediato dalle emozioni e dalle convinzioni: è la lettura del fatto che diventa ricordo. Le false memorie che si innescano negli eventi ritenuti plausibili. False memorie a cui l’individuo crede ed è pronto a giurare che sia così.

Uno degli errori più eclatanti che si fa è quello di pensare che solo per il fatto che qualcuno riferisce con grande convinzione e partecipazione qualcosa, il contenuto di quel che dice sia accurato e vero.

Esiste uno studio molto approfondito condotto dalla Harvard University relativo alle Memorie di vite passate o di rapimenti alieni. Sono stati presi in esame persone che sicuramente avevano subito abusi o vissuto eventi traumatici, come donne sicuramente abusate o i veterani del Vietnam; parallelamente sono stati esaminati individui – psicologicamente sani – che dichiaravano di avere consapevolezza di vite passate o raccontavano di incontri e spesso anche di abusi sessuali subiti durante rapimenti da parte di alieni. Dallo studio è emerso che gli effetti del trauma – vero o dichiarato – erano gli stessi, compresi i disturbi da stress post-traumatico. Quel che è vero oggettivamente è assimilabile con quel che “riteniamo essere vero”. Nella strutturazione delle false memorie hanno un ruolo fondante le credenze, l’immaginazione e la capacità di immedesimazione.

Esistono memorie dimenticate di cui non siamo coscienti?

Il tema è molto controverso. Gli psicologi sostengono che sia possibile, gli scienziati – e anche io sono d’accordo – dicono che non c’è alcuna prova scientifica che esista quell’evento depositato nella memoria. Quello che è scientificamente provato è la possibilità di creare con l’immaginazione eventi falsati o eventi che non sono mai esistiti.

Come selezioniamo i ricordi?

La memoria ha un criterio fotografico, è soprattutto visiva, infatti i ricordi sono facilitati se vengono ricordati nel luogo in cui si sono svolti i fatti. Ma perché un fatto diventi ricordo è necessario che ci sia un coinvolgimento emotivo. Ricordiamo ciò che è rilevante per noi, il livello d’attenzione e interesse fa la differenza:

è l’aderenza al proprio vissuto a costruire la memoria.

Quanto sono affidabili quindi i nostri ricordi?

I fatti che io ricordo della mia vita sono veri per me. I ricordi generalmente sono accurati, la maggior parte sono recenti, più si va indietro del tempo, più si diradano. Attenzione a tutte le situazioni suscettibili di ambiguità poiché è qui che agisce la manipolazione del ricordo: nelle azioni plausibili, in quelle simili ripetute più volte, nelle conversazioni, nelle situazioni in cui l’attenzione è catturata da un particolare, gli eventi vissuti con elevati livelli di stress. I ricordi, là dove sono ambigui, sono letti in modo autoassolutorio. C’è un bellissimo Studio effettuato sullo scandalo Watergate: il testimone James Dean aveva riportato le conversazioni avvenute nella Sala Ovale; successivamente furono trovate le registrazioni ed emerse che, sebbene il contenuto delle dichiarazioni di Dean fosse sostanzialmente attendibile, nel suo racconto aveva ipervalutato la sua posizione, descrivendo il suo ruolo più centrale di quanto non fosse.

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