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I numeri del morbillo, la diffusione delle malattie esantematiche nei giovani adulti. Cosa fare?

 

Più di 21.000 persone colpite (21.315 per la precisione) e 35 decessi nel 2017. Il triste bilancio del morbillo in Europa è stato rivelato dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) in febbraio, all’occasione di un incontro tra i ministri della Salute europei sul tema dell’immunizzazione che si è tenuto in Montenegro.

Si tratta di dati preoccupanti perché l’anno precedente si era chiuso con dati migliori, con appena 5.237 persone contagiate. Nel 2017 i casi sono quindi quadruplicati rispetto al 2016. Sul podio del triste primato troviamo purtroppo proprio l’Italia che con 5.006 casi registrati nel 2017 è seconda solo alla Romania (5.562 casi). Segue, al terzo posto, l’Ucraina con 4.767 casi.

“Ogni nuova persona infettata dal morbillo in Europa ci ricorda che i bambini e gli adulti non vaccinati, indipendentemente da dove essi vivano, rimangono a rischio di contrarre la malattia e di diffonderla ad altri che potrebbero non essere in grado di farsi vaccinare”, ha dichiarato Zsuzsanna Jakob, direttore regionale dell’OMS per l’Europa.

L’unico modo per proteggersi e fermare il contagio resta la vaccinazione. A tutte le età. Il morbillo, così come le altre malattie esantematiche, non è un’esclusiva dei bambini. Può presentarsi anche negli adulti e comportare rischi a volte superiori che in età pediatrica. Come ci ha spiegato l’infettivologa Susanna Esposito, professore ordinario di Pediatria presso l’Università di Perugia e presidente dell’Associazione mondiale per le Malattie infettive e i Disordini immunologici WAidid.

Parliamo delle malattie esantematiche classiche: morbillo, rosolia e varicella. Siamo abituati a sentirne parlare come tipicamente infantili. Eppure colpiscono anche gli adulti.

Sicuramente sì. Basta pensare al caso del morbillo. Lo scorso anno, le persone colpite dal morbillo nel nostro paese sono state moltissime. L’Italia è stato uno dei peggiori paesi europei per numero di casi registrati. Molti di questi hanno interessato proprio gli adulti. Si trattava di adulti che non erano stati vaccinati e che non avevano contratto la malattia da bambini. In alcuni casi, le forme cliniche sono state anche molto gravi.

Chi è già stato vaccinato da bambino può essere contagiato da adulto?

Il punto è questo. Se le dosi di vaccino ricevuto sono due non ci sono problemi. Si è visto, infatti, che alcuni vaccinati poi contagiati in età adulta avevano ricevuto una dose soltanto. Purtroppo una sola dose di vaccino non dà risposta immunitaria protettiva nel 3-5% della popolazione. Per essere totalmente efficaci, le dosi somministrate devono essere due.

Sembra che il contagio della popolazione adulta avvenga sempre più spesso. O è solo un’impressione?

Non è un’impressione, è la realtà. Queste malattie proliferano per la presenza di “soggetti suscettibili”, non ancora immunizzati che contraggono la malattia e ne rendono possibile la trasmissione. Fortunatamente, gli esitanti ai vaccini per i propri figli, che forse non avevano compreso la gravità della situazione e l’importanza della vaccinazione per la tutela della salute pubblica, hanno seguito le raccomandazioni. E con l’approvazione del decreto legge sull’obbligo dei vaccini, l’aumento della copertura vaccinale è avvenuto immediatamente in età pediatrica. Se i bambini in età scolare sono ora meno attaccabili, una fetta della popolazione adulta resta invece suscettibile.

Insomma, il principio dell’immunità di gregge, secondo cui un’alta percentuale di vaccinati impedisce agli agenti infettivi di circolare e scatenare epidemie, non è ancora stato realizzato.

L’immunità di gregge si ha per coperture vaccinali superiori al 95%. Se la copertura è inferiore, sono a maggior rischio di contrarre la malattia non solo gli adulti non vaccinati ma anche i neonati e i pazienti immunodepressi che, per ovvie ragioni, non possono essere vaccinati ma che, per il principio dell’immunità di gregge, se la copertura vaccinale fosse adeguata, sarebbero automaticamente maggiormente tutelati.

Negli adulti, le conseguenze del contagio sono più gravi?

Sicuramente sì. Nel morbillo, le complicanze di tipo neurologico come, ad esempio, la sindrome di Guillain-Barré, sono più frequenti nella popolazione adulta che in età pediatrica. La rosolia è particolarmente pericolosa in gravidanza per la sindrome da rosolia congenita che comporta gravi conseguenze per il feto. Mentre la parotite, che non è propriamente una malattia esantematica, visto che non provoca eruzione cutanea, ma rientra comunque nel gruppo, può essere all’origine, soprattutto nell’adulto, di orchiti e sterilità. Il caso della varicella poi è emblematico: da adolescenti e in età adulta, avere la varicella è completamente diverso che avere la varicella da bambini. E le manifestazioni cliniche possono essere anche molto gravi come polmoniti, complicanze neurologiche o altri quadri comunque impegnativi dal punto di vista clinico.

Vale quindi la pena vaccinarsi anche da adulti.

Assolutamente sì. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha ribadito l’importanza della vaccinazione per eliminare definitivamente dall’Europa morbillo e rosolia. E, di conseguenza, la rosolia congenita. La gravidanza non è sempre un evento programmato, si raccomanda quindi la vaccinazione per tutte le donne in età fertile che non abbiano già avuto la malattia. Siccome le malattie esantematiche, in età adulta, possono essere più gravi che in età infantile, è fondamentale che chi sa di non averle avute o di non essere stato vaccinato da bambino provveda a farlo. E chi invece non ne è certo, può fare prima il dosaggio degli anticorpi per accertarsene e poi vaccinarsi.

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