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Smettere di fumare con le sigarette elettroniche. Ma fanno male o sono innocue?

Il fumo di sigaretta è riconosciuto come uno dei big killer, responsabile di centinaia di migliaia di morti ogni anno nel mondo. Smettere di fumare, o non iniziare affatto, significa proteggere la propria salute presente e futura. Nate con l’obiettivo di fornire un’alternativa al consumo di tabacchi lavorati e come mezzo per aiutare a superare la dipendenza dal fumo, le sigarette elettroniche hanno inizialmente avuto una fortuna notevole, ma sono state poi oggetto di polemiche: sembra che gli studi scientifici abbiano fornito risultati controversi sulla loro pericolosità. Ma come sono stati condotti questi studi? Quali interessi entrano in gioco in un mercato miliardario come quello del tabacco da fumo? Le e-cig fanno male o sono innocue? Lo abbiamo chiesto a Riccardo Polosa, professore ordinario di Medicina interna presso l’Università di Catania e fondatore e direttore del Centro per la prevenzione e cura del tabagismo presso la stessa università, dove conduce ricerche cliniche e comportamentali di alto profilo nel settore delle malattie fumo correlate.

Sul tema delle sigarette elettroniche e della loro pericolosità si segnala un suo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista “Scientific Report” del gruppo Nature, in cui dimostra l’assenza di danni a carico delle vie aeree e dei polmoni in utilizzatori che hanno fatto uso regolare e protratto di prodotti da svapo fino a quattro anni consecutivi.

Professor Polosa, le sigarette elettroniche fanno male?

A questa prima domanda rispondo con due dati numerici: 0 e 95.
Zero sono i rischi che si riscontrano nell’utilizzo a lungo termine delle sigarette elettroniche – come attestato da un recente studio condotto dal mio gruppo di ricerca presso l’Università di Catania. 95% è, invece, l’indice di percentuale di rischio minore che le sigarette elettroniche hanno rispetto alle sigarette convenzionali. Come ribadito proprio in questi giorni dal Public Health England (l’autorità sanitaria inglese) le elettroniche non solo hanno un indice di rischio minore del 95% rispetto alle sigarette convenzionali, ma hanno pure il grande potenziale di riuscire a ridurre il danni fumo-correlati.

Quali sostanze contengono?

In quantità diverse, le e-cig contengono: glicole propilenico, glicerina vegetale, acqua, aromi e nicotina.

Alcuni studi pubblicati su riviste scientifiche hanno seguito metodologie non rigorose e hanno portato a conclusioni diverse. Perché dobbiamo fare attenzione alla qualità degli studi?

Perché non sono stati codificati standard sperimentali di riferimento per la valutazione dei prodotti da svapo. Il risultato è che molti studi condotti in laboratorio non riflettono le normali condizioni d’uso di questi prodotto. Spesso le prove vengono condotte ad alte temperature in condizioni di stress termico che favoriscono la produzione di sostanze tossiche. Per illustrare questo problema in modo semplice e diretto, ho recentemente portato l’esempio del tostapane e del toast bruciato al Parlamento britannico. Se il tostapane è settato in modo corretto il toast sarà cotto alla perfezione e privo di cancerogeni; se invece il tostapane viene settato ad alte temperature e per periodi prolungati il toast sarà bruciato e conterrà sostanze cancerogene in elevate concentrazioni. Un esempio pratico e quotidiano che vuole far riflettere su come la ricerca scientifica possa inficiare i risultati di uno studio se non vengono utilizzati parametri realistici, come ad esempio temperature o voltaggi elevati applicati a resistenze superiori ai 2 ohm.

È importante, oggi più che mai, che le istituzioni di competenza e la comunità scientifica tutta comprendano insieme la necessità di stabilire standard di riferimento internazionali efficaci e condivisi per la valutazione delle sigarette elettroniche.

Questo è un tema che si presta a essere facilmente manipolato e in cui giocano interessi notevoli.

Certamente. Stiamo parlando di far smettere di fumare milioni di persone utilizzando uno strumento alternativo come la sigaretta elettronica. Il fumo di tabacco con le sue accise crea un forte conflitto di interessi soprattutto a livello governativo. Le dinamiche finanziarie legate agli strumenti per il controllo della diffusione del tabagismo e delle malattie fumo-correlate creano a loro volto conflitti di interessi anche a livello scientifico e sanitario.

Va anche detto che nel gioco delle parti un ruolo di enorme rilevanza è ricoperto dai media, formatori dell’opinione pubblica internazionale e dispensatori di informazioni spesso contrastanti. La conseguenza più negativa degli studi condotti a casaccio – come spesso li abbiamo definiti – è che i risultati vengono diffusi comunque (e spesso con molto enfasi), ma non fanno altro che alimentare un dibattito ormai troppo acceso tra scienza e media, tra ciò che può essere interpretato e ciò che, per sua natura, dovrebbe essere evidente.

 

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