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Viaggio a Cuba: la felicità è on the road

L’economia della felicità parte dall’idea che il benessere derivi dal consumare il “senso” delle cose e che la felicità duratura nasca dalle esperienze, dalle relazioni, dalla condivisione.

Un viaggio è la metafora perfetta di questo assunto, proprio perché il “pacchetto” contiene emozioni, esperienze, immagini, ricordi che andranno aldilà del prezzo pagato per il volo aereo o una stanza d’albergo.

Pare che esistano maggiori sensazioni positive nell’esperienza immateriale del viaggio piuttosto che nell’acquisto di un oggetto prezioso – senza dimenticare Marylin e la storia dei diamanti -.

Secondo un recente sondaggio di Booking, l’idea di prenotare e organizzare una vacanza è essa stessa fonte di euforia, il 77% degli intervistati ha infatti risposto che anche l’organizzazione di un weekend fuori porta è fonte di gioia e risolleva il morale.

Se poi avete in mente una vacanza in un luogo come Cuba, avrete la possibilità di riscoprire la felicità in un bagno tra le cascate, in una cavalcata tra le piantagioni di tabacco o lasciandovi andare al ritmo della salsa.

Dimenticate Varadero e scegliete una vacanza on the road: l’Isola è sicura e la maggior parte delle strade sono facilmente percorribili in auto, a patto di avere un po’ di pazienza e pianificare bene le tappe. Tra gli scampoli di vita vissuta fuori dalle case troverete molti sorrisi veri, che difficilmente dimenticherete.

Solo on the road avrete la possibilità di incrociare lo sguardo fiero dei cubani, scoprire le storie uniche di chi vive in un regime che, garantisce la sopravvivenza ma impone, con le sue regole, di non possedere quasi nulla, che offre l’istruzione gratuita fino all’Università e l’accesso alle cure sanitarie, ma da poche opportunità di espressione individuale. A Cuba il culto della storia locale è secondo solo all’amore per la musica.

Probabilmente atterrerete a l’Havana con un volo Internazionale diretto o con scalo in una capitale Europea. Se avete a disposizione una decina di giorni vi proponiamo di fare tappa a Vinales, Trinidad, Cayo Santa Maria.

La scelta delle destinazioni tuttavia potrebbe includere, con più tempo a disposizione, molte più tappe: da Cienfuegos a Santa Clara, fino al magico Sud dell’Isola. Dopo tutto la Felicità è anche sapere di avere un buon motivo per ritornare.

Prima tappa: l’Havana, eclettismo e contraddizioni sulle tracce di Hemingway.

 L’Havana merita almeno un paio di giorni, ma le basteranno poche ore per sedurvi con la sua architettura eclettica, la musica di strada, il fascino degli habaneros, le sue contraddizioni.

Andate a piedi per l’habana vieja e scopritene i suoi tesori: un mix di barocco spagnolo, art recò, neoclassicismo francese e un tocco di modernismo.

L’itinerario classico tocca le sue quattro piazze principali. Cominciate dalla Plaza de la Catedral e visitate la chiesa di San Cristóbal de la Habana, prendete Calle Mercaderes e arrivate fino a Plaza de las Harmas, dove troneggia il Castillo de la Real guerra. Dedicate un po’ di tempo alla visita del Museo de la Ciudad, senza unirvi ai tour organizzati. Scendete per Calle Obispo, la strada più viva della città e concedetevi diverse soste tra piccoli musei, gallerie, negozietti.

Sulla sinistra a un certo punto troverete la magnifica Plaza de San Francesco de Asis, dominata dalla Iglesya e Monasterio de San Francisco de Asís. Qui spesso si tengono concerti di musica classica, grazie all’acustica perfetta del Monasterio. Girando a destra sarete arrivati in Plaza Vieja, luogo ideale per una sosta in uno degli eleganti caffè o per una birra artigianale.

Vi consigliamo di alloggiare in uno degli ex edifici coloniali riportati all’antico splendore da Habanaguex, l’officina del Historiador de la Ciudad che dagli anni settanta reinveste i proventi del turismo in restauri e progetti sociali per la città. Vi capiterà di dormire in posti come l’hotel Florida, solo per citarne uno, in camere disposte attorno a un cortile centrale ricco di archi e colonne, con soffitti alti e rifiniture sfarzose ma raffinate.

In Plaza Vieja, potrete fare un primo incontro ravvicinato con un habanero, magari un insegnante della scuola Angela Landa, rimessa a nuovo sempre grazie ad Habanaguex.

La sera concedetevi un mohito in uno dei tanti locali in cui si ascolta musica cubana, fate un salto al mitico Floridita, dove turisti di tutto il mondo si lasciano trasportare dai ritmi della salsa, sulle tracce di Hemingway che si dice inventò proprio qui il daiquiri, insieme a un barman particolarmente illuminato.

Il secondo giorno noleggiate un taxi d’epoca per mezza giornata e visitate gli altri quartieri dell’avana a bordo di una Lada o una Cadillac degli anni 50’.

Al tramonto fate tappa al Malecón, una passeggiata di otto km che costeggia l’oceano, dove i cubani si incontrano, chiacchierano, si innamorano. L’atmosfera del Malecón è ancora più suggestiva in quei giorni in cui viene chiuso al traffico, poiché le onde dell’oceano si infrangono sul frangiflutti e allagano la strada.

Seconda tappa: Pinar del Rio, tra le piantagioni di tabacco e spiagge caraibiche.

La Valle di Vinales nella provincia di Pinar del Rio dista circa due ore di autostrada da l’Havana. Guardando fuori dal finestrino da entrambi i lati la strada è costeggiata da foresta tropicale, mentre sul ciglio campeggiano venditori di ogni genere e Cubani in cerca di un passaggio.

Vi accorgerete di essere arrivati quando si faranno più numerosi i guajiros che arano i campi color ruggine del tabacco, mentre masticano il sigaro.

15578038_1233691133364105_778418986729136744_oIl paesaggio di Vinales è caratterizzato dai Mogotes, enormi monoliti calcarei tipici di questa Valle patrimonio Unesco.

Visitate una piantagione di tabacco durante un’escursione a cavallo e acquistate i vostri puros, scoprite le fantastiche grotte della Gran Caverna de Santo Tomàs, e immergetevi in una Cuba molto diversa da quella dell’Havana, contadina e agreste, dove però il turismo è sviluppatissimo.

I primi giorni svegliarsi all’alba è abbastanza facile se arrivate dall’Italia, per via del fuso orario. L’Isola vi ricompensa subito della perdita di riposo regalandovi un paesaggio fiabesco, quello della Valle al mattino, di un verde smeraldo avvolto dalle nuvole.

Vi consigliamo di pernottare solo un giorno a Vinales e di fare rotta la mattina dopo in direzione Peninsula di Guanahacabibes, una riserva della biosfera che vi attende con cinquanta siti di immersioni.

La spiaggia di Maria La Gorda, bordata di Palme è degna di una cartolina dei Caraibi, ma qui si viene soprattutto per il Diving. Tra i punti più affascinanti segnaliamo El Valle del Coral Negro, una parete di gorgonie alta 100 metri, e El Salón de María, una grotta profonda 20 metri con crinoidi e formazioni coralline dai colori incredibilmente variopinti.

Terza Tappa: Trinidad

Blick ber TrinidadTrinidad è una tra le cittadine coloniali meglio conservate di tutte le Americhe, un museo all’aperto divenuto patrimonio Unesco nel 1988.

Non mancano Musei e Piazze degne di una visita, come Plaza Mayor, attorniata da edifici di straordinario valore. Ma è l’atmosfera calma e rilassata di questa cittadina del sud a renderla unica e raffinata, una bella addormentata dove potrete cenare con porcellane di wedgwood sotto la luce soffusa di un antico lampadario francese, come al Sol Ananda.

Street musician playing drums in Trinidad, CubaDopo cena tappa obbligata alla casa della musica, dove la musica dal vivo è aperta a tutti e gratis, tutte le sere. Impossibile non farsi trascinare dal carisma dei cubani, che nelle case della musica danno il meglio di loro stessi.

Mi invita a ballare Pedro, laureato in medicina ma di professione guida turistica, per scelta e sopratutto perché così riesce a guadagnare cifre molto più alte rispetto agli stipendi statali. Pedro ci racconta della sua vita piena, e di come in attesa di avere la somma giusta per venire in Europa, si stia preparando al viaggio attraverso i racconti dei suoi clienti. Ha uno smart-phone di ultima generazione, ma non sembra esserne attratto, sarà per via delle difficoltà di connessione a internet – a Cuba la disintossicazione da smartphone è l’unica via percorribile -, sarà perché nella sua vita semplice c’è spazio solo per godersi quanto di buono possiede, senza troppi grilli per la testa.

E’ strano ma la sua semplicità, sembra quella di chi sa che solo eliminando il superfluo si può far entrare a far parte della propria vita ciò che merita. Non ha affatto l’aria di chi più semplicemente il superfluo non lo ha mai posseduto.

Lascio Trinidad con il cuore pieno di energia positiva, e comincio a pensare che tornerò dal viaggio un po’ cambiata, meno indifferente al fascino della lentezza.

Prima di prendere la strada per l’ultima tappa, ci fermiamo lungo l’affascinante Sierra de l’Escambray per uno dei tanti percorsi di trekking della riserva Topes de Collantes, tra boschi e cascate: vivamente consigliato.

 

 

Quarta Tappa: Cayo Santa Maria

cuba_ cayo santamariaRiprendiamo la nostra auto in direzione Cayo Santa Maria, lato nord dell’Isola. Quello che sappiamo dei cayos è che sono isolotti orlati da spiagge di sabbia bianchissima, mare cristallino e palme.

Noi ne abbiamo scelto uno non ancora troppo battuto da turismo di massa, cosa che unita alle caratteristiche dei cayos, lo rende molto vicino ad un avamposto di felicità, almeno nei nostri pensieri. Arrivati nel nostro Resort tutto è esattamente come ci attendevamo, camera vista oceano compresa. I miei piani per i giorni successivi prevedono una seconda immersione in acque caraibiche dopo quella di Maria la Gorda, lunghe passeggiate, tramonti sull’Oceano.


L’ultimo giorno mi concedo un massaggio in spiaggia, e faccio due chiacchiere con Maria, addetta a questa attività per conto del Resort. Le chiedo se teme o spera che Cuba cambi adesso che il Lider Maximo non c’è più. Sorride, mi dice che noi turisti siamo ossessionati da questa domanda, molto più di quanto non lo siano i cubani stessi. Secondo Maria Cuba cambierà, ne ha bisogno. Mi racconta della sua vita complicata, della cultura della solidarietà e della condivisione del suo villaggio, dei vicini che le danno una mano nella quotidianità di mamma single di due bambini. Sa che questo principio del darsi una mano reciproca “collettivamente” è raro altrove.

Maria è sicura che il cambiamento avverrà “despacio”, ovvero lentamente, e che i Cubani sanno che devono accettare che il processo di introduzione di quelle libertà individuali e di mercato che adesso non hanno, avvenga gradualmente affinché l’Isola mantenga la sua identità culturale. Nel suo sguardo leggo fierezza e consapevolezza. Continuo a pensarci mentre mi godo l’ultimo tramonto nel mare cristallino e lo strepitoso aroma del rum Santiago invecchiato dodici anni.