Cerca articoli, video, argomenti..

Aria e acqua: cosa respiriamo e cosa beviamo?

Siamo ciò che respiriamo e ciò che beviamo. In altri termini senza aria e senza acqua non possiamo vivere. A patto che aria e acqua siano buone, in altri termini non inquinate. La presenza di contaminanti, infatti, è associata all’aumento del rischio di sviluppare i tumori.

Aria

PM10, PM2,5 e particolato sono termini che spesso riecheggiano sulle pagine dei giornali quando qualcosa non va nell’aria delle nostre città. Il particolato è formato da materiale inerte che lega particelle più piccole (PM10 e PM2,5 ) cancerogene se respirate, derivate dai processi di combustione – ad esempio, motori di automobili e autobus, caldaie per riscaldamento, impianti industriali, sigarette accese. La combustione origina oltre tremila contaminanti atmosferici e decine di essi sono sostanze cancerogene correlate anche allo sviluppo di malattie cardiovascolari acute come infarto del miocardio e fibrillazione atriale.

È inutile nascondersi dietro a un dito”, ha sottolineato il Dr. Ruggero Ridolfi, dell’Associazione Nazionale Medici per l‘Ambiente, “è stato scientificamente evidenziato che esiste una correlazione statisticamente significativa tra il tumore del polmone e la concentrazione di PM10 nell’aria”. E i più a rischio sono i giovani.

Alcune evidenze scientifiche

Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) del 2016 indicano infatti che il 30% delle malattie dei soggetti tra 0 e 19 anni è determinata da un ambiente di vita insalubre e dall’inquinamento atmosferico.

Uno studio pubblicato nel 2017 sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Lancet Oncologist ha analizzato 153 registri oncologici di 62 paesi e ne è emerso che l’incidenza dei tumori nella popolazione con età compresa tra 0 e 4 anni è di 146 casi per milione di persone all’anno.

Quindici di questi registri erano italiani e dall’analisi di quattro di essi è emersa un’incidenza di oltre 200 nuovi casi per milione all’anno.

Ancora, sempre la rivista Lancet nel 2017 ha evidenziato come l’insieme delle malattie dovute al PM2,5 determina 4 milioni di morti nel mondo e 103 milioni di disabilità gravi.

Ma cosa possiamo fare? Evitare di respirare? Indossare costantemente mascherine filtranti?

Forse sarebbe sufficiente che a livello politico si decidesse di adottare i suggerimenti dell’Oms, che per il PM2,5 indica di non superare la soglia di concentrazione di 10microgrammi per metrocubo. Mentre nel nostro Paese il DLgs 155/10 ha stabilito che va benissimo restare al di sotto dei 25 microgrammi per metro cubo, “esponendo tutti noi a un rischio del 21% in più di sviluppare un tumore al polmone” ha commentato Ridolfi.

Eppure, continua Ridolfi, “sappiamo che esiste una relazione lineare tra la concentrazione di inquinamento atmosferico e mortalità. Quindi se da un lato ciò è negativo, perché significa che abbiamo mortalità anche a basse concentrazioni di inquinanti, dall’altro è una notizia positiva perché indica che basta diminuire anche di poco questa concentrazione per avere una riduzione della mortalità”.

E allora, cosa aspettiamo? 

Qui l’intervista al prof. Ruggero Ridolfi:

Acqua

Chiare, fresche, dolci acque, scriveva il poeta. E forse un tempo lo erano. Oggi, invece, la situazione è un’altra.

In Europa circa la metà dei corpi idrici europei non rispetta le caratteristiche di qualità previste dalla Direttiva del quadro acque 2000/CE/60 dell’Unione Europea, che “rappresenta la normativa più avanzata a livello mondiale in tema di sostanze chimiche e tutela ambientale” dice Pietro Paris dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).

Nel nostro Paese, la situazione non va meglio. Anzi, nel tempo la qualità delle acque italiane non migliora.

Tramite i dati forniti dalle regioni al centro di Ispra, nel 2005 si registrava una buona qualità dell’acqua nel 10% dei corpi idrici di superficie e nel 55% di quelli sotterranei; mentre nel 2013-14 i due terzi dei punti acqua superficiali e un terzo di quelli sotterranei risultavano inquinati da pesticidi. Con particolare riferimento agli erbicidi.

In termini di effetti dannosi per la salute, continua Paris, dobbiamo tenere presente che “si rilevano sempre più miscele di sostanze diverse che insieme esplicano un effetto di maggiore tossicità rispetto alle singole molecole. A dispetto di ciò, gli studi per valutare il rischio per la salute di erbicidi, funghicidi e insettidici, vengono condotti sulle singole molecole”.

Non sarebbe, quindi, forse giunto il momento di adottare delle politiche centrate sulla sostenibilità dell’inquinamento chimico delle acque?

In altri termini, visto e considerato che la pressione antropica dovuta all’uso di fitofarmaci c’è (e difficilmente se ne potrà fare a meno nel breve periodo, ndr) non sarebbe il caso di trovare il giusto equilibrio tra produttività agro-zootecnica e salute umana?

Rispondere concretamente a questi interrogativi sarebbe un primo passo in avanti.

Qui l’intervista all’Ing. Pietro Paris