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Le prospettive della Chirurgia Robotica Urologica

Si è appena concluso a Milano il Congresso della Società Europea di Chirurgia Robotica Urologica: in tutto il mondo l’urologia è la specialità in cui il robot viene usato maggiormente.

schermata-2016-09-16-alle-02-39-09In Italia, il Centro dove si esegue il maggior numero di interventi di questo tipo è l’IRCSS Ospedale San Raffaele a Milano e l’esperto di riferimento è il professor Francesco Montorsi, Primario dell’Unità di Urologia e Direttore Scientifico dell’ospedale milanese, che ci introduce a questo argomento di estrema attualità.

Professor Montorsi, in quali patologie urologiche trova applicazione la chirurgia robotica?

In particolare le malattie tumorali delle vie urinarie, a partire dalla prostata e poi nei tumori del rene e della vescica che sono anch’essi molto frequenti. Ma la chirurgia robotica serve ad esempio anche per alcuni casi di incontinenza urinaria femminile e per correggere malformazioni congenite delle malattie urinarie. Dunque i campi di applicazione sono numerosi.

Quali sono i principali vantaggi connessi all’utilizzo del robot?

Questa tecnica è stata presentata la prima volta nel 2000 e nel corso di questi 15 anni la tecnologia ha raggiunto un grado di precisione straordinario.

I vantaggi principali derivano dal disporre di una capacità di magnificazione ottica fino a 20 volte: è quasi una precisione microscopica e permette di eseguire interventi con una precisione che a mani nude nessuno sarebbe capace di ottenere.

C’è inoltre il vantaggio che non bisogna fare tagli nell’addome del paziente, ma piccoli fori attraverso i quali si inseriscono sottili tubicini collegati al robot. Il chirurgo lavora a una consolle operativa a pochi metri dal letto dove è disteso il paziente e guida i bracci del robot durante l’intervento.

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Ci può raccontare l’esperienza della sua équipe al San Raffaele?

Abbiamo iniziato a usare il robot nel 2005 e facciamo oltre 500 interventi di questo tipo all’anno, specie per problematiche di tipo tumorale, con risultati estremamente validi. Questa tecnologia ha dei notevoli vantaggi per il paziente: dopo un intervento di prostatectomia radicale (rimozione della prostata), la ripresa delle funzioni dei pazienti, in particolare della continenza urinaria e della potenza sessuale, avvengono in percentuali maggiori e più velocemente. Sono quindi tecniche molto richieste dai pazienti stessi, che vengono ricoverati al mattino dell’intervento e solitamente dimessi appena due giorni dopo.

Come si collocano il San Raffaele e l’Italia nell’esperienza su queste tecniche rispetto agli altri Paesi?

Dal punto di vista della ricerca scientifica siamo certamente all’avanguardia: per esempio, riguardo al tumore alla prostata, il San Raffaele è il centro l centro europeo che pubblica di più. In termini di analisi dei risultati e proposte di nuove metodiche, siamo veramente avanti. Ma in tutta Italia ci sono molti centri, un’ottantina, ed è tutto il nostro Paese a essere all’avanguardia in Europa riguardo all’applicazione di questa metodica.

Il fatto che il congresso si svolga in Italia è anche il segno di un riconoscimento di quello che si è fatto in tanti anni, al San Raffaele in primis e al Paese che, almeno in questo caso, certamente funziona.

È complicato, per un giovane chirurgo imparare a operare con il robot?

È come per tutta la chirurgia: bisogna innanzitutto essere portati e dotati, poi avere un buon maestro e dedicarsi con entusiasmo e tenacia. Oggi è fondamentale che i chirurghi siano in grado di eseguire entrambe le tecniche per offrire al paziente la soluzione migliore. Sempre di più, tuttavia, il robot rappresenta la scelta giusta perché permette una chirurgia più precisa, più sicura e molto meno invasiva e dolorosa per il paziente.

Ci sono percorsi di formazione consolidati?

Le porto la nostra esperienza. La specialità in urologia dura cinque anni; i miei ragazzi specializzandi stanno due anni all’estero e uno di questi è dedicato interamente alla chirurgia robotica in uno dei principali centri internazionali. Se poi qualcuno è particolarmente interessato può dedicare due anni della formazione a questa tecnologia. Inoltre l’Università Vita-Salute San Raffaele ha un Master universitario robotico della durata di un anno, per il quale selezioniamo in maniera molto attenta sei specialisti ogni anno. Poi vale sempre la regola che di imparare non si smette mai.

Il percorso è dunque consolidato, tant’è che ci si chiede se i chirurghi del futuro saranno ancora capaci di far bene i normali interventi a cielo aperto, perché ormai tutta la chirurgia si sta orientando alla robotica ed è un fatto molto positivo, perché i risultati sono straordinari.