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Coronavirus: Come agisce? Chi è più colpito? Chi rischia di più?

Il coronavirus Covid-19: “Non è una banale influenza, ma una malattia seria che aggredisce le basse vie respiratorie”. Come agisce esattamente?

In questi giorni la maggior parte di noi ha familiarizzato con i termini della virologia e le valutazioni sugli incrementi dei contagi. Ma sicuramente molti di voi si sta chiedendo: come agisce il Coronavirus?. Abbiamo voluto parlare della patologia connessa a Covid-19 con un pneumologo un esperto di tosse e malattie polmonari, il dottor Alessandro Zanasi, Presidente dell’Associazione Italiana Studio della Tosse e direttore del Centro per la cura della tosse Sismer di Bologna.

 

Dottor Zanasi, quale tipo di patologia causa Covid-19?

Covid-19, il coronavirus che sta causando la grave crisi pandemica di queste settimane, è un virus totalmente nuovo. Di conseguenza le nostre conoscenze su di lui si accrescono e modificano ogni giorno. Al momento sappiamo che si tratta di una patologia che ha sia similitudini, sia differenze con quella influenzale propriamente detta. E’ simile all’influenza per le modalità di trasmissione e l’infettività. E’ differente dall’influenza perchè Covid-19 tende con maggiore facilità ad aggredire le basse vie respiratorie, quindi i polmoni. Quali sono i sintomi da Coronavirus? Percentualmente parlando possiamo dire che nell’80% sono quelli di una patologia respiratoria simile ad una influenza di media intensità. Il paziente presenta qualche linea di febbre, il naso chiuso e soprattutto una tosse secca, quella tipica tosse detta “a pinguino”. Si verificano di frequente dolori muscolari, senso di spossatezza e mal di testa.

 

I quadri più seri, invece, a che cosa sono dovuti?

Il Covid-19 si adatta bene all’ambiente biologico delle basse vie respiratorie e quindi ciò causa, specialmente tra coloro che hanno una certa fragilità alle vie respiratorie stesse per malattie pregresse, la possibilità si sviluppare una polmonite interstiziale bilaterale. Non si tratta della polmonite ‘classica’ di tipo batterico, che risponde alla terapia antibiotica. Anche le difficoltà respiratorie possono poi manifestarsi con vari livelli di gravità: la forma peggiore compromette la capacità di scambio tra ossigeno e anidride carbonica a livello degli alveoli polmonari e dunque porta a una insufficienza respiratoria. Il sintomo chiave è la dispnea, cioè la ‘fame d’aria’. Questa situazione va monitorata con molta attenzione e può richiedere un supporto respiratorio con ventilazione meccanica non invasiva (NIV). Se progredisce si deve giungere all’intubazione del paziente”.

 

Per chi è pericoloso il Coronavirus? C’è modo di sapere chi è più a rischio di stare molto male?

Purtroppo allo stato attuale non possiamo dirlo. Statisticamente parlando vediamo che, con l’avanzare dell’età, i quadri respiratori tendono a peggiorare, anche perché la malattia da Covid-19 va a sommarsi ad altre patologie e quindi il quadro è di maggiore fragilità. Tuttavia l’insufficienza respiratoria può sopraggiungere anche in persone giovani, di trenta o quarant’anni e in buona salute, senza apparenti fattori di rischio. Sfortunatamente non siamo in grado di capire chi, a seguito delle prime manifestazioni di malattia, sarà destinato a una forma lieve e chi, invece, a una più severa. Ciò perché l’esordio dei sintomi è uguale e l’eventuale aggravamento compare dopo solo alcuni giorni. In questi ultimi giorni alcuni studi suggeriscono un aumento del rischio per i pazienti ipertesi in cura con ACE-inibitori.

 

Per quale motivo questi ipertensivi potrebbero facilitare l’azione del virus?

Perché il virus si aggancia a dei particolari recettori detti ACE2 (quelli dell’enzima di conversione dell’angiotensina) che sono particolarmente espressi a livello polmonare. L’assunzione quindi di antipertensivi della classe degli ACE-inibitori, come riportato dal recentissimo articolo pubblicato su Nature-Cardiology, può indurre la trasformazione del comportamento del virus il quale anziché causare, un innocuo raffreddore è agevolato nel produrre una polmonite interstiziale. Ciò significa che chiunque sia sotto cura con questi farmaci dovrebbe valutare con il medico curante l’opportunità di un cambio di terapia con una più idonea. Se si pensa che cardiopatici, obesi, diabetici e ipertesi – quasi tutti sotto farmaci antipertensivi – sono già di per sé meno protetti da un punto di vista immunitario, è chiaro che non dobbiamo aggiungere un ulteriore fattore di facilitazione.

 

Il fatto che alcuni manifestino una malattia più lieve ed altri più severa potrebbe dipendere dallo sviluppo di ceppi differenti di virus? Esistono dunque diversi coronavirus in azione?

Che nel tempo ci sia una differenziazione dei ceppi di Covid-19 è un fatto accertato. Ma ritengo improbabile, almeno sulla base delle conoscenze che abbiamo oggi, che queste piccole differenze possano poi tradursi in forme differenti di malattia. La discriminante, per adesso, è quella dell’età e della fragilità del paziente e non quella della provenienza geografica dei malati.

 

Quando il virus era lontano, tutti avevamo la sensazione che la situazione critica fosse quella di Wuhan e che invece, al di fuori di quel primo focolaio, il coronavirus fosse meno virulento. Abbiamo sottovalutato l’allarme?

Parlare di sottovalutazione non è corretto perché sapevamo di avere di fronte un virus nuovo, ad andamento potenzialmente pandemico. Abbiamo fatto i calcoli basandoci su dati oggettivi e la differenza che c’è stata rispetto a quei calcoli non era preventivabile. Comunque sia il fatto che ci preoccupa di più resta quello connesso alla disponibilità di posti letto nelle strutture, soprattutto nelle terapie intensive. Abbiamo infatti la necessità di tenere in osservazione un gran numero di soggetti sintomatici proprio perché, pur sapendo che la maggior parte di loro non presenterà una evoluzione della malattia, non siamo in grado di identificare chi migliorerà e chi andrà incontro a un peggioramento. Inoltre la malattia stessa, quando si sviluppa, è sì curabile ma richiede tempi lunghi e un grande impiego di risorse sia strumentali che di personale.

 

Le norme di comportamento e di igiene sono adesso “prescritte” dall’ultimo Decreto Legge. Ma che cosa possiamo fare noi singolarmente per aumentare la nostra capacità di resistenza al virus? Come proteggersi dal Coronavirus?

Trattandosi di un virus respiratorio dobbiamo proteggere le vie respiratorie stesse, le loro difese naturali e la loro efficienza. Questo significa che dobbiamo eliminare tutte le possibili fonti di infiammazione, come il fumo di sigaretta, e seguire scrupolosamente le indicazioni in caso di terapia per il trattamento dell’asma o della bronco-pneumopatia cronico ostruttiva. Se c’è la possibilità di fare un po’ di attività all’aria aperta (non di gruppo, evidentemente), ben venga, ma senza esagerare. Colpi d’aria e infreddature aumentano la vulnerabilità delle mucose delle alte vie respiratorie facilitando l’infezione. Suggerisco anche di mantenere una corretta idratazione, per migliorare il trofismo delle mucose stesse. L’acqua, almeno due litri ogni dì, va bevuta a piccoli sorsi e in maniera costante durante il giorno. In questo modo migliora l’efficienza dell’apparato muco-ciliare che serve proprio a proteggere le vie respiratorie da infezioni di qualsiasi genere. Resta comunque indispensabile attenerci scrupolosamente alle indicazioni contenute nel Decreto del Presidente del consiglio dei Ministri.

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