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Donne in terapia Oncologica e Sessualità

Le disfunzioni sessuali, nelle donne colpite da tumore, sono più frequenti di quanto si possa pensare. Le terapie per i tumori alla mammella e quelli ginecologici – i più comuni – hanno un impatto sulla sessualità femminile per otto donne su dieci. Ne parliamo con la Dott.ssa Eleonora Preti dell’Unità di Ginecologia preventiva all’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano.

Che cosa s’intende per “disfunzione sessuale femminile”?

La sessualità delle donne è molto complessa. La disfunzione sessuale nelle pazienti in terapia oncologica riguarda il desiderio, l’eccitazione, l’orgasmo e il dolore (dispareunia e vulvodinia). Non solo la penetrazione dunque, ma tutte le fasi della risposta sessuale femminile. Le terapie che si fanno dopo un intervento al seno, ad esempio, alterano i livelli di estrogeno, progestinico e testosterone. La carenza ormonale dovuta a queste terapie provoca un calo del desiderio, atrofia vaginale, scarsa lubrificazione.

E con un’eccitazione periferica “inibita”, è più probabile che si sentirà dolore durante il rapporto

Si avrà allora un ulteriore calo del desiderio, stavolta non più su base ormonale ma, diciamo così, su base “difensiva” che spinge le donne ad allontanarsi a volte anche da tutto ciò che riguarda l’intimità, la tenerezza, le carezze, tutti quei gesti che possono portare ad un rapporto eventuale. Si mette in moto un circolo vizioso che coinvolge tutti gli altri meccanismi di relazione di coppia. Anche se il partner è comprensivo e collaborativo, almeno all’inizio, col tempo, una sessualità inespressa può scatenare tensioni all’interno della coppia. Non dimentichiamo che l’atrofia è un evento cronico.

Ma spesso per le donne non è facile parlarne apertamente. E per i medici?

 Già. Alla diagnosi di una malattia oncologica la sessualità passa in secondo piano. Tutto ciò a cui una paziente pensa in quel momento è alla sopravvivenza e alle cure. Anche i medici si trovano spesso impreparati ad affrontare l’argomento, quando invece dovrebbero essere i primi ad evocarlo. Aprire le donne al dialogo è fondamentale. Lo stesso discorso non vale per i pazienti uomini, che si confrontano subito con l’urologo se sanno di poter incorrere in un deficit erettile!

 In che proporzione le donne sono colpite da disfunzione sessuale durante e dopo il trattamento?

 Non è facile quantificare il problema. Infatti, la quasi totalità dei dati che abbiamo in merito provengono dagli Stati Uniti dove il background culturale è differente. Ormai si sa, la sopravvivenza è notevolmente aumentata. Adesso bisogna capire, dopo la cura, come migliorare la qualità di vita delle donne e quindi la loro sessualità. In Italia, i dati sono pochi e si focalizzano principalmente sulla sindrome genito-urinaria e non sulla sessualità femminile sotto tutti i suoi aspetti. Sappiamo comunque che le terapie per i tumori al seno e ginecologici possono avere un grande impatto sulla sessualità femminile. Fino all’80%.

In che modo gli specialisti – ginecologi, sessuologi – possono aiutare le donne a risolvere questi problemi?

 Lavoro io stessa in équipe con la psicoterapeuta e sessuologa, mia collega all’IEO, dott.ssa Federica Ferrari. Abbiamo constatato che, per molte coppie, per molte donne, sapere che non sono le uniche persone al mondo ad affrontare questo problema migliora già le cose. Esistono poi delle terapie locali – anche su base ormonale per i tumori non ormono-dipendenti – che migliorano la lubrificazione: idratanti o emollienti locali, creme, prodotti fitoterapici. Esiste anche un laser per l’atrofia vulvo-vaginale che “ringiovanisce”. La terapia farmacologica va di pari passo con quella sessuologica vera e propria, personalizzata, che prevede sempre un primo colloquio per individuare il problema a cui fanno seguito degli esercizi specifici che ripristinano la funzione sessuale. Insomma, le soluzioni ci sono, l’importante è parlarne.