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Prevenire il Diabete e le malattie cardiovascolari

Diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari sono patologie fortemente connesse e rappresentano un rischio molto alto soprattutto dopo i 50 anni. La prevenzione è un’arma formidabile.

 piattiNe parliamo con il dottor PierMarco Piatti, Responsabile dell’Unità Cardio-Metabolismo e Trials clinici, Responsabile del Centro Prevenzione e Cura dell’Aterosclerosi e dell’Ambulatorio di Dislipidemia, Diabetic Research Institute, IRCCS San Raffaele di Milano.

 Le malattie del cuore e il Diabete di tipo 2 sono sempre collegate?

L’alterazione metabolica del glucosio è strettamente connessa con l’insorgenza delle malattie cardiovascolari. Negli studi epidemiologici compiuti negli ultimi 25 anni questa correlazione è chiarissima. Non è necessario che l’indice glicemico a digiuno superi i livelli stabiliti di 126 mg/dl. I nostri dati preliminari suggeriscono che circa il 60% dei pazienti con cardiopatia ischemica presenta alterazioni del metabolismo del glucosio, anche con glicemia a digiuno inferiore a 100 mg / dl.

Spesso accade che si arrivi alla diagnosi di diabete di tipo 2 solo quando insorge una cardiopatia. Tra le persone che si presentano con un infarto miocardico, infatti, un terzo soffre già di diabete di tipo 2 ma non ne è a conoscenza. Sembra quindi che sia il problema cardiovascolare a portare con sé l’insorgere del Diabete di tipo 2, ma è piuttosto vero il contrario.

Negli adulti con diabete di tipo 2, il rischio di malattie cardiovascolari è da due a quattro volte superiore rispetto ai non diabetici. La prevenzione del Diabete di tipo 2 assume un’importanza fondamentale. Il rischio cardiovascolare spesso può essere fatto risalire 10-15 anni prima della diagnosi di Diabete di tipo 2.

A che età si deve pensare alla prevenzione?

Direi prima possibile, ma sicuramente intorno ai 40 anni. Un stile di vita sano, fatto di attività fisica e dieta bilanciata con una giusta idratazione, dovrebbe essere un patrimonio fin dall’infanzia. Ma purtroppo i dati relativi all’obesità infantile ci dicono che così non è. La piramide alimentare apparentemente la conosciamo tutti, così come le indicazioni relative alla attività fisica, ma le abitudini di vita sono spesso molto lontane. Modificare i comportamenti è l’azione più alla portata di tutti, ma la più difficile da compiere. Spesso le persone pensano che l’approccio farmacologico sia risolutivo, lasciando al farmaco la responsabilità di risolvere il problema. Ma non è così: più tardi si approda al trattamento farmacologico, più si allontana l’insorgenza delle complicanze e più facilmente si riduce il bisogno di trattamenti più invasivi.

 

Ci sono poi i fattori di rischio che comprendono – il sovrappeso, il fumo, l’ipertensione, vita sedentaria, familiari che hanno sofferto o soffrono di malattie cardiovascolari e/o diabete di tipo 2 – e devono essere un campanello d’allarme anche prima dei 40 anni.

Studi scientifici dimostrano che seguire il famoso “stile di vita sano???, con un’alimentazione basata sulla dieta mediterranea e circa 30/40 minuti di attività fisica giornaliera, riduce il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2 di oltre il 50%. Ridurre il rischio dell’insorgenza della malattia o ritardarne il più possibile la comparsa si riflette direttamente sulla qualità della vita nella terza età, soprattutto in relazione alle complicanze legate al diabete di tipo 2.

 

Quali sono gli esami utili per capire se si rischia di sviluppare il Diabete di tipo 2 ?

Si tratta di semplici esami del sangue. E’ possibile eseguire una valutazione della glicemia a digiuno. Se si vuole approfondire la diagnosi si ricorre all’analisi della Curva da carico di glucosio (OGTT o Oral Glucose Tolerance Test) che permette di misurare la concentrazione ematica di glucosio prima e dopo la somministrazione orale di una soluzione standard di glucosio (75 gr.). Un altro esame molto utilizzato negli ultimi anni è l’analisi della emoglobina glicata, un dato molto utile che consente di valutare l’andamento medio dei valori della glicemia nel sangue negli ultimi due/tre mesi e che permette non solo la diagnosi ma anche il monitoraggio del Diabete di tipo 2.

 

Quali sono le attività dell’Unità Cardiodiabete?

L’unità operativa CardioDiabete è un ambulatorio dedicato alla prevenzione del Diabete di Tipo 2 e delle Malattie Cardiovascolari. Si eseguono i prelievi per l’analisi della Curva da carico di glucosio, dell’assetto lipidico, la valutazione della massa magra e grassa e calcolo del metabolismo basale del soggetto mediante impedenziometria ed eseguiamo Counseling di tipo nutrizionale e relativo allo stile di vita con controlli ogni sei mesi. Ma il Progetto CardioDiabete è anche e soprattutto Ricerca.

Lo Studio

L’integrazione con supplementi a base di Arginina potrebbe essere utile nella prevenzione dell’insorgenza e nel controllo del Diabete di tipo 2.

Pubblicato su un’importante rivista scientifica Diabetes, Obesity and Metabolism, lo Studio, condotto tra gli altri dalla dottoressa Lucilla Monti e dal dottor PierMarco Piatti dell’Ospedale San Raffaele, ha messo in luce risultati sorprendenti.

La Ricerca ha coinvolto 144 pazienti per 18 mesi, al fine di valutare l’efficacia a lungo termine dell’utilizzo di Arginina nel prevenire o ritardare l’insorgenza del Diabete di tipo 2.

L’Arginina è un aminoacido “condizionatamente essenziale??? ricopre cioè un ruolo indispensabile per il mantenimento dell’omeostasi ovvero la condizione di stabilità interna dell’organismo.

Ben 54,7% dei soggetti in soggetti, quasi un soggetto ogni due, grazie alla conduzione di uno stile di vita sano e al trattamento con un supplemento a base di Arginina, ha ottenuto una normalizzazione relativa alla tolleranza al glucosio.

Si tratta del primo Studio in grado di dimostrare come il trattamento con un integratore sia in grado di determinare un effetto positivo così a lungo termine.