Cerca articoli, video, argomenti..

Per restare giovani il più a lungo possibile, impariamo a mangiare come gli astronauti.

In assenza di gravità, il corpo degli astronauti è sottoposto a un tale stress che il processo d’invecchiamento risulta accelerato. E non di poco: sei mesi in orbita corrispondono a 10 anni sulla Terra. Fortunatamente questi eroi dei tempi moderni seguono uno stile di vita esemplare che gli consente di contenere gli effetti sul loro stato di salute. Ma come fanno? Lo abbiamo chiesto al dottor Filippo Ongaro, medico anti-aging esperto in nutrizione, che ha lavorato per molti anni come medico degli astronauti della Stazione spaziale europea. Se non fosse per persone come lui, l’astronauta Samantha Cristoforetti, affettuosamente soprannominata “AstroSamantha”, o Paolo Nespoli, da poco rientrato sulla Terra dopo 139 giorni trascorsi a bordo della Stazione spaziale internazionale, al loro ritorno non potrebbero contare su una forma, tutto sommato discreta.

Cosa succede al corpo degli astronauti nello Spazio?

Fin dalle prime missioni di lunga durata sulla stazione spaziale Mir, si è notato che le condizioni in orbita come l’assenza di gravità, la mancanza di luce solare, il cibo non ottimale, lo stress, tutti questi fattori combinati assieme, acceleravano l’invecchiamento degli astronauti.

In che proporzione?

È stato quantificato, in maniera abbastanza precisa, che sei mesi nello Spazio equivalgono, grosso modo, a 10 anni sulla Terra. Di questa accelerazione del processo d’invecchiamento ne risente soprattutto il sistema osteo-muscolare. In un certo senso, l’assenza di gravità non è altro che una sedentarietà estrema e, senza movimento, si tende a guadagnare grasso a discapito della massa muscolare.

È possibile arrestare l’invecchiamento precoce?

Ogni astronauta segue un programma personalizzato che mira a rallentare questo processo di degenerazione psico-fisica; si basa sull’alimentazione, l’attività fisica, la gestione dello stress. È grazie a questo programma che gli astronauti rientrano sulla Terra in condizioni, tutto sommato, buone.

Una conferma del fatto che la velocità d’invecchiamento

può essere effettivamente modulata.

Cosa mangiano nello Spazio la Cristoforetti o Nespoli?

Oltre alla cosidetta “fornitura ufficiale”, che copre le esigenze dell’intera permanenza a bordo della Stazione, ogni astronauta dispone di un “bonus food” personale composto da alimenti preparati ad hoc per lui. Sia Paolo che Samantha, per esempio, hanno avuto dei cibi preparati per loro dall’azienda italiana Argotec.

Fu proprio lei a comporre la dieta di AstroSamantha.

Le ho dato delle indicazioni nutrizionali (vedi sito web Avamposto 42 NDLR). La fornitura tende a simulare, il più possibile, l’alimentazione terrestre. C’è un po’ di tutto: cibi in scatola, liofilizzati o termo-stabilizzati. L’obiettivo è di soddisfare le esigenze nutrizionali dell’astronauta, determinate dai medici, rispettando i suoi gusti. Lo stesso principio andrebbe applicato anche per le “diete terrestri”.

In che senso?

L’obiettivo del futuro è sviluppare degli approcci nutrizionali che non penalizzino il gusto e che offrano una copertura nutrizionale massima. Per Samantha, che era già una mia paziente ancora prima di diventare astronauta, è stato facile. Abbiamo cercato di continuare a bordo della Stazione il regime alimentare che già stava seguendo a terra.

Ovvero?

Nello Spazio o sulla Terra i consigli sono fondamentalmente gli stessi. Limitare gli zuccheri, preferire i cereali integrali, preferire il pesce come fonte proteica, abbondanza di fibra, non rinunciare ai grassi sani, omega 3 e all’olio extravergine di oliva.

Detto così sembra facile.

Sì ma sulla Terra c’è qualcosa che nello Spazio non esiste: le tentazioni. Conoscere i principi di una sana alimentazione non vuol dire, per forza, metterli in pratica. In un certo senso, gli astronauti sono pazienti facili perché hanno un alto grado di motivazione e non percepiscono i consigli forniti come una limitazione bensì come un’opportunità per migliorare la loro prestazione. Rieducare le persone a mangiare in maniera corretta è un lavoro comportamentale più che nutrizionale. Più complicato sulla Terra che nello Spazio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non sarà reso pubblico. I campi contrassegnati con * sono obbligatori.